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Voucher lavoro: zona franca stabilita a 2 mila euro

del 24/04/2013
di: di Daniele Cirioli
Voucher lavoro: zona franca stabilita a 2 mila euro
Zona franca di 2 mila euro sul lavoro. Fino a tale importo, infatti, professionisti e imprese non solo non devono sostenere oneri aggiuntivi sulle prestazioni ricevute, ma sono esclusi pure da qualunque controllo ispettivo se utilizzano i voucher. A stabilirlo è il ministero del lavoro nella lettera circolare n. 7258/2013 recante il vademecum sulla riforma Fornero (si veda ItaliaOggi di ieri).

Lavoro accessorio. Sul lavoro accessorio il vademecum ribadisce le indicazioni della circolare n. 4/2013, precisandone gli effetti e correggendo unicamente gli aspetti legati all'applicazione delle sanzioni. Prima di tutto il ministero spiega che, a seguito della nuova disciplina, il lavoro accessorio è attivabile sempre e comunque, tenendo conto esclusivamente del limite di carattere economico. Limite pari a 5 mila euro, al netto delle trattenute di legge, quantificato non più riguardo all'attività resa nei confronti del singolo committente, ma con riferimento al compenso massimo che il singolo lavoratore accessorio può percepire, nel corso dell'anno solare, indipendentemente dal numero dei committenti. Oltre a tale limite di 5 mila euro, nei confronti di committenti imprese o professionisti, le attività lavorative sottostanno a un ulteriore vincolo di 2 mila euro, stavolta però con riferimento ai singoli committenti, a eccezione delle imprese agricole nei confronti delle quali il ministero ritiene operativo soltanto il limite di 5 mila euro.

Nessuna verifica. Il ministero ritiene che ai fini qualificatori è determinante unicamente il rispetto dei requisiti economici di 5 mila e 2 mila euro. Di conseguenza, ai fini del riscontro della genuinità dell'utilizzo dei buoni lavoro, esclude qualsiasi verifica sulla natura delle prestazioni: se sono retribuite con voucher entro i predetti limiti (5 mila e 2 mila euro), precisa il ministero, agli ispettori «non è consentito entrare nel merito delle modalità di svolgimento della prestazione, perché ciò finirebbe per vanificare le finalità stesse dell'istituto» del lavoro accessorio. In sostanza, aggiunge il ministero, quando sono corretti i presupposti d'instaurazione del rapporto, il legislatore presume che qualunque prestazione rientrante nei limiti economici sopra descritti sia per definizione occasionale e accessoria, anche se in azienda sono presenti lavoratori che svolgono la medesima prestazione con un contratto di lavoro subordinato. Agli effetti pratici, pertanto, l'utilizzo nei limiti dei voucher, soprattutto da parte di imprese e professionisti, rappresenta una zona franca di lavoro: senza alcun condizionamento sulla «natura» delle prestazioni, infatti, ben si potrà adattare per esempio a espediente per testare lavoratori in azienda.

Mitigata la sanzione. Nella circolare n. 4/2013, il ministero del lavoro ha affermato che, in caso di superamento del limite economico (violazione sostanziale) o dell'utilizzo dei voucher fuori dal periodo consentito di 30 giorni dall'acquisto (violazione formale), non potrà non determinarsi che la trasformazione del rapporto in quella che costituisce la «forma comune di rapporto di lavoro», ossia in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato con applicazione delle relative sanzioni amministrative e civili. Nel vademecum c'è una parziale marcia indietro; infatti, il ministero precisa che, in sede di accertamento ispettivo, ed esclusivamente con riferimento al soggetto committente avente natura di impresa, nel caso di superamento del limite economico si potrà verificare se la prestazione svolta sia riconducibile a un rapporto di tipo autonomo o subordinato, con eventuali conseguenze sul piano lavoristico e contributivo. Ciò vuole dire che l'eventuale trasformazione del rapporto non sarà a senso unico (cioè nella tipologia subordinata), ma potrà avvenire, per esempio, anche in un rapporto di lavoro a progetto.

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