Consulenza o Preventivo Gratuito

Pignoramento conti, serve una norma ad hoc

del 20/04/2013
di: Andrea Bongi
Pignoramento conti, serve una norma ad hoc
Pignoramenti dei conti correnti, lacuna normativa da coprire. Senza un preciso intervento normativo i contribuenti rischiano infatti l'aggressione e l'esproprio dell'intero stipendio o della pensione affluita sul conto corrente con violazione, indiretta, delle norme che limitano i pignoramenti su tali emolumenti per salvaguardare le esigenze primarie di sostengo della persona. È questo in buona sostanza il senso dell'intervento del direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera durante le audizioni parlamentari sul decreto pagamenti svoltesi lo scorso 17 aprile alla camera dei deputati. La norma di tutela invocata da Befera dovrebbe avere un duplice effetto: da un lato evitare la confusione dello stipendio o della pensione con gli importi già presenti nel conto corrente che come tale e per l'intero, è esposto per all'azione cautelare del concessionario della riscossione. Dall'altro la norma invocata dal direttore delle Entrate dovrebbe consentire la separazione dell'importo presente sul conto corrente del debitore fra somme riferibili alla pensione o allo stipendio che come tali sarebbero pignorabili soltanto entro i limiti di cui al nuovo articolo 72-ter del dpr 602/1973 e altri importi che resterebbero invece integralmente aggredibili dal concessionario della riscossione. In assenza di un tale intervento normativo, pur con tutte le cautele adottabili da parte di Equitalia, l'aggressione e il pignoramento dei conti correnti del debitore può aggirare, nei fatti, le limitazioni e le tutele legislative suddette. Tutele che, è bene ricordarlo, grazie alle modifiche normative apportate alla riscossione delle imposte dal dl 16/2012 consentono al concessionario della riscossione, in deroga alle ordinarie previsioni del codice di procedura civile, di pignorare gli stipendi, i salari e le altre indennità equipollenti percepiti dal debitore soltanto nelle seguenti misure massime: un decimo per importi fino a 2 mila euro, un settimo per importi da 2 mila a 5 mila euro. Per gli importi superiori il pignoramento esattoriale tornerà a coinciderà con quello stabilito dalle disposizioni del codice di procedura civile ossia nella misura più elevata pari ad un quinto. Ma è ovvio che se invece del pignoramento dello stipendio si sceglie la via del sequestro del conto corrente sul quale tali somme affluiscono la tutela di cui sopra, almeno a stretto rigore formale, viene meno. E che tali emolumenti debbano necessariamente affluire su un conto corrente, bancario o postale che sia, è ormai più che una necessità.

I limiti alle movimentazioni per contanti introdotti dal decreto salva-Italia (dl 201/2011) ha infatti obbligato tutti i lavoratori dipendenti e i titolari di pensioni ad aprire e intrattenere rapporti di conto corrente sui quali far affluire le somme percepite a tali titoli, esponendoli così al rischio del pignoramento dell'intero importo presente sul conto. Una situazione Kafkiana insomma. Da un lato i cittadini si adeguano a un obbligo di legge e fanno affluire le loro pensioni e i loro stipendi su un apposito conto corrente dedicato. Dall'altro lato è proprio il loro rispetto della legge che finisce per esporli al rischio di subire la perdita delle tutele che sempre una legge loro riserva su tali emolumenti. I correttivi e le cautele che Equitalia adotta o dice di adottare non sono dunque sufficienti per garantire ed evitare l'esproprio di tutto ciò che è presente sul conto corrente di dipendenti e pensionati. Serve una legge ad hoc.

© Riproduzione riservata

vota