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Scudo fiscale con una correzione dati dei conti

del 18/04/2013
di: di Cristina Bartelli
Scudo fiscale con una correzione dati dei conti
Tra lo Scudo fiscale e l'Anagrafe dei saldi finanziari le prove di dialogo passano per una riapertura di una sorta di sanatoria delle comunicazioni fatte all'archivio rapporti a partire dal 2007 da parte degli intermediari finanziari.

Il timore, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, degli operatori che sullo scudo hanno inviato all'Agenzia dei quesiti, è che, quando sarà sciolto il nodo dell'invio dei dati dei conti correnti all'anagrafe tributaria, con le indicazioni sui nuovi modi di comunicazione, potrebbe emergere che in passato gli invii massivi in merito ai conti scudati sono avvenuti non perfettamente rispondenti alle indicazioni di normativa e prassi con il rischio di vedersi attribuire il costo delle sanzioni.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi una formale richiesta di riapertura termini per le correzioni degli invii non è stata ancora inoltrata ma visto che non comporterebbe grossi impedimenti o ostacoli potrebbe essere vista di buon occhio da parte dell'amministrazione finanziaria.

Si tratterebbe in buona sostanza di riaprire una finestra temporale di invio senza l'applicazione di sanzioni in vista anche della stesura delle nuove indicazioni sullo scudo.

Sul fronte conti scudati sono diverse le ipotesi allo studio dei tecnici di via Cristoforo Colombo (sede dell'Agenzia delle entrate). In particolare oltre i cosiddetti due estremi: richiedere il saldo del conto con il metodo del saldo zero o richiedere una mera indicazione alla voce altre operazioni ci sarebbe anche la valutazione di una forma particolare. Si richiede all'intermediario di inviare il saldo totale del cliente titolare sia del conto scudato sia del conto corrente in chiaro.

Qualora, successivamente, si avrà una verifica fiscale, supportata da altri elementi oltre quella dei saldi, al momento di richiedere le specifiche dei saldi finanziari emergerà solo il dato netto del conto corrente in chiaro rendendo trasparente per differenza anche il saldo del conto scudato.

Al momento però la scelta dell'amministrazione non è ricaduta su nessuna ipotesi particolare.

Certo è che il malcontento e la sfiducia nei cambi in corsa delle regole fiscali italiane sta facendo registrare degli anomali movimenti. Tra intermediari e avvocati di affari più di qualcuno non esita a confermare a ItaliaOggi che stanno assistendo a una vera e propria fuga verso l'estero.

Una fuga non di cervelli ma di portafogli.

In molti casi infatti professionisti e imprenditori di solito in pensione con consistenti patrimoni stanno facendo armi e bagagli per passare gli anni dorati in paesi del Nord Europa. Non è necessario immaginarli incalliti evasori, la spinta, concordano gli interpellati, alla fuga è quella di avere un'aliquota stabile (per esempio in Lussemburgo l'aliquota sulle persone fisiche è equivalente a quella italiana) e delle politiche fiscali che non guardino in maniera critica la ricchezza con aumenti anche consistenti di pressione fiscale.

E i malumori stanno portando anche importanti istituti di credito a dare indicazioni di chiudere i conti off shore dei propri clienti. L'aria che tira insomma non fa stare tranquilli e non è necessariamente un'aria pro antievasione.

In alcuni casi sono anche persone che hanno utilizzato in passato le finestre di rimpatrio dei capitali e che vedendo addensarsi le nubi di cambi di regole a bocce ferme rispostano i propri asset. L'ultimo intervento di manutenzione sui rimpatri è stato fatto dal governo Monti nel 2012 introducendo la cosiddetta tassa sull'anonimato. è stata pagata sulle somme oggetto di rimpatrio (fisico o giuridico) di uno dei 3 scudi del passato ancora secretate. Non si doveva pagare sulle regolarizzazioni (cioè somme restate all'estero ma non più secretate in quanto finite nel quadro RW)

L'imposta ordinaria era del 10 per mille per il 2011 (sul valore al 6 dicembre 2011); del 13,5 per mille per il 2012, del 4 per mille dal 2013 in avanti. Se viene meno la riservatezza (prelievi, dismissioni ecc., oppure esibizione della dichiarazione riservata in sede di controllo) non è più dovuta. Mentre è stata prevista una imposta straordinaria una tantum di 10 per mille sul valore delle attività prelevate o dismesse fino al 6 dicembre 2011; e con il versamento entro il 16 luglio di ogni anno.

E la conferma che ci sia fermento, sotto l'ombrello della competizione fiscale europea, arriva anche da Belgio e Olanda.

L'Agenzia delle entrate dei due paesi sta contattando, infatti, i residenti persone fisiche per proporre una regolarizzazione delle proprie situazioni di conti all'estero pagando una aliquota sanante compresa tra il 10-15%.

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