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Serve una clausola per garantire il pagamento crediti

del 17/04/2013
di: Beatrice Migliorini
Serve una clausola per garantire il pagamento crediti
L'introduzione di una clausola di salvaguardia che garantisca la tutela dei diritti dei creditori in caso di mancato adempimento delle pubbliche amministrazioni. Tutto per garantire il pagamento dei crediti certi, liquidi ed esigibili. Questa la principale richiesta avanzata ieri da Rete imprese Italia, di fronte alla Commissione speciale per l'esame di atti del Governo della Camera e la Commissione speciale del Senato, per l'esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge e di altri provvedimenti urgenti presentati dal Governo. In base a quanto emerge dalla relazione di Rete imprese, uno dei punti critici del decreto è quello di non prevedere nessun meccanismo operativo che consenta alle imprese di ottenere il via diretta il pagamento di quanto dovuto. Le uniche in grado di ottenere la compensazione, sono infatti le imprese inadempienti rispetto ai propri obblighi tributari, previdenziali e assistenziali. L'inserimento della clausola di salvaguardia, permetterebbe di utilizzare per il solo pagamento dei debiti commerciali, le risorse che sono state trasferite dalle regioni agli enti locali. Ivan Malavasi, portavoce di Rete imprese Italia, sottolinea come «Rispetto alla normativa previgente è stata estesa la possibilità di compensazione ai soli debiti fiscali dovuti in base a istituti del contenzioso tributario. Allo stato attuale ne consegue che le uniche imprese che possono compensare sono quelle inadempienti rispetto ai propri obblighi tributari, previdenziali e assistenziali». Rete imprese, ha inoltre fatto presente la propria preoccupazione per il mancato rinvio della Tares. Il decreto prevede infatti solo di differire l'applicazione delle regole di determinazione del tributo, al momento al momento del saldo. Secondo Ivan Malavasi «La Tares in realtà è una vera e propria tassa patrimoniale, mascherata da tributo, che determinerà un ulteriore aggravio fiscale e una duplicazione degli oneri tributari». Una clausola di salvaguardia in effetti c'è, ma non quella prevista Rete imprese. A confermarlo, Ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel corso dell'audizione parlamentare. La clausola di salvaguardia esistente infatti, permette al Ministero dell' economia di monitorare l'andamento dei conti pubblici e i progressi dei pagamenti, per intervenire là dove ci sia il rischio di superare la soglia del 2,9% del rapporto deficit- Pil nel 2013. «Il monitoraggio» spiega il Ministro «consentirà di avere una fotografia completa della situazione debitoria, per poter così programmare con la legge stabilità ulteriori tranche, sia per il 2013 che per il 2014». Il Ministro ha poi concluso spiegando che «dei 40 miliardi di euro per il pagamento in due anni dei debiti della Pa, 14 mld sono già in cassa, mentre 26 mld sono attivabili con prestiti dello Stato centrale. Ragionando sui due anni quindi, dei 14 miliardi già disponibili in cassa 10 mld saranno nel primo anno e 4 mld nel secondo». Più concentrata sull'aspetto finanziario della questione, l'Associzione bancaria italiana. Per Giovanni Sabatini, direttore generale dell'Abi, «gli interessi delle imprese bancarie e delle imprese degli altri settori produttivi non possono essere considerati contrapposti, ragion per cui una maggiore liquidità disponibile per il sistema nel suo complesso, tramite il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni può migliorare la struttura finanziaria di tutti gli operatori economici». L'Associazione però, sottolinea le sue perplessità in merito alla previsione che il pagamento dei crediti ceduti pro soluto agli intermediari finanziari sia subordinato al pagamento dei crediti detenuti dalle imprese. Secondo Giovanni Sabatini infatti «questo comporta una serie di problemi oggettivi all'operatività di banche e degli intermediari finanziari specializzati nel comparto del factoring, che non hanno alcun elemento di certezza, riguardo ai tempi di pagamento dei crediti, acquisiti o che saranno acquisiti dalle imprese, in essere al 31 dicembre 2012». Secondo l'Abi è necessario quindi dare certezza al pagamento alle banche benché postergato, perché potrebbe esserci il rischio che aumentando l'alea dei pagamenti, siano richiesti ulteriori accantonamenti da parte delle autorità di vigilanza. Ci potrebbe poi essere anche un effetto negativo nell'analisi dei bilanci delle banche da parte delle società di rating. Sulla stessa lunghezza d'onda dell'Abi, la Cassa depositi e prestiti (Cdp). In sede di audizione infatti, Franco Bassanini, presidente della Cdp, ha precisato che «il compito della Cdp, è quello di sostenere la crescita, ma senza fare né regali, né investimenti a fondo perduto, dato che non gestiamo risorse pubbliche». La Cdp gestisce infatti 233 miliardi di fondi privati, affidati da circa 24 milioni di italiani con il risparmio postale. Secondo il presidente «la Cdp ha l'obbligo di comportarsi come unità di mercato, altrimenti il su intervento potrebbe essere considerato un aiuto di Stato sanzionabile a livello comunitario, con la conseguenza di riclassificare la Cassa depositi e prestiti come pubblica amministrazione, con il risultato del riconsolidamento del debito della Cdp nel debito pubblico, aggravando le condizioni della finanza pubblica».

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