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Ipotesi: fatture tra privati fuori dalla comunicazione

del 16/04/2013
di: Giovanni Galli
Ipotesi: fatture tra privati fuori dalla comunicazione
Fuori dallo spesometro le fatture a privati di importo fino a 3.000-3.600 euro? L'ipotesi non è suffragata dalla norma, ma può essere formulata alla luce del comunicato stampa che l'Agenzia delle entrate ha diffuso ieri per confermare la proroga della scadenza del 30 aprile a data da definirsi. E andrebbe incontro alle esigenze di semplificazione dei contribuenti, evitando loro di dover includere nell'elenco clienti tutte le fatture emesse nei confronti di privati, di qualsiasi importo, anche se non registrate. Ma andiamo con ordine.

L'art. 21 del dl n. 78/2010 ha istituito l'obbligo per i soggetti passivi dell'Iva di comunicare telematicamente all'Agenzia delle entrate le operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 3.000 euro. La norma è stata modificata, da ultimo, dal dl n. 16/2012, con il quale è stato stabilito, con decorrenza dalle operazioni poste in essere dal 1° gennaio 2012 che «l'obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto per le quali è previsto l'obbligo di emissione della fattura è assolto con la trasmissione, per ciascun cliente e fornitore, dell'importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate. Per le sole operazioni per le quali non è previsto l'obbligo di emissione della fattura la comunicazione telematica deve essere effettuata qualora le operazioni stesse siano di importo non inferiore a euro 3.600, comprensivo dell'imposta sul valore aggiunto».

Per effetto di questa modifica, quindi, dal periodo d'imposta 2012 l'adempimento è strutturato in modo differente per le operazioni soggette a fatturazione e per quelle che non vi sono soggette:

- le prime (con obbligo di fatturazione) devono essere comunicate tutte, quale che sia l'importo della singola operazione, per l'ammontare complessivamente riferibile a ciascun cliente e fornitore

- le seconde (senza obbligo di fatturazione) devono invece essere comunicate analiticamente, ma limitatamente a quelle di importo pari o superiore a 3.600 euro, Iva compresa.

Per le operazioni soggette a fatturazione, la semplificazione, paradossalmente, consiste nella generalizzazione dell'adempimento, con la soppressione del limite di 3.000 euro che rappresentava un intralcio, anche per la corretta individuazione della soglia con riferimento ai «contratti collegati», e nella previsione della comunicazione cumulativa dell'importo delle operazioni con ciascuna controparte. Sono però emersi alcuni effetti collaterali negativi, quale l'obbligo di comunicare anche le fatture di importo minimo, ancorché registrate con modalità semplificate (per esempio con documento riepilogativo per quelle fino a 300 euro), o non registrate affatto (per esempio, perché annotate unitamente agli incassi giornalieri nel registro dei corrispettivi). Senza dire dei molti contribuenti che emettono un grande numero di fatture a privati, di importo modesto e magari esenti dall'Iva (es. professionisti del settore sanitario). Per scongiurare queste conseguenze, sarebbe necessario un ulteriore intervento sulla struttura dell'adempimento, che eviti il rischio di nuovi aggravi gestionali e ulteriori costi per i contribuenti. Il comunicato dell'Agenzia sembra aprire uno spiraglio. Vi legge, infatti, che il citato dl n. 16/2012 ha «stabilito che per le operazioni effettuate dall'1 gennaio 2012 tra operatori economici (business to business) l'obbligo… riguarda tutte le operazioni Iva rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto e non più soltanto quelle pari o superiori ai 3.000 euro. Resta, invece, fissata a 3.600 euro la soglia per le comunicazioni relative alle operazioni per le quali non è previsto l'obbligo di emissione della fattura (business to consumer)». Stando al comunicato, l'elemento distintivo tra l'una e l'altra modalità dell'adempimento, che la legge individua nell'obbligo o meno della fattura, risiederebbe (anche) nel fatto che le operazioni siano poste in essere fra soggetti passivi oppure con privati. Una lettura che forse prelude alla semplificazione delle fatture «business to consumer», che dovrebbero essere segnalate solo al di sopra di una soglia (peraltro non chiara)? Per saperne di più, occorre attendere il provvedimento.

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