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Tempo insufficiente: il calcolo dell'Imu in extremis

del 16/04/2013
di: di Maurizio Bonazzi
Tempo insufficiente: il calcolo dell'Imu in extremis
Grido d'allarme dei Caf. Ritengono insufficienti 30 giorni di tempo per inserire nel loro software le delibere Imu che saranno pubblicate sul sito del Mef entro il 16 di maggio, per l'acconto di giugno, e poi, entro il 16 di novembre, per il saldo di dicembre. Solo da quel momento sarà infatti possibile effettuare con certezza, i calcoli dell'imposta da pagare. Si tratta degli effetti dell'art. 10, comma 4, del dl 35/2013, il quale stabilisce che l'acconto dovrà essere calcolato sulla base di aliquote, detrazioni e regolamenti comunali pubblicati sul sito del Mef fino al 16/5. Altrettanto vale per il saldo per il quale occorrerà fare riferimento alle eventuali delibere inserite nel sito tra il 17/5 e il 16/11. Questa la preoccupazione che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sta serpeggiando tra i Centri di assistenza fiscale. Vediamo nel dettaglio cos'è accaduto.

L'evoluzione. L'art. 13, comma 13-bis del dl 201/2011 prevedeva che dal 2013 le delibere Imu retroagissero al 1° gennaio dell'anno di pubblicazione sul sito www.finanze.it, a condizione che l'inserimento avvenisse entro il 30 aprile dell'anno di riferimento. In caso di mancata pubblicazione entro tale data, le aliquote e le detrazioni si intendevano prorogate di anno in anno. Successivamente, la legge n. 228/2012 ha posticipato al 30 giugno 2013 il termine per l'approvazione del bilancio degli enti locali (art. 1, comma 381), prevedendo, altresì, che per il ripristino degli equilibri di bilanci il comune possa modificare le aliquote e le tariffe dei propri tributi (art. 1, comma 444). Si era così venuta a creare questa situazione: il comune, pur potendo approvare il bilancio fino al 30 giugno doveva, se interessato, modificare aliquote e detrazioni Imu in tempi utili affinché la relativa delibera venisse pubblicata entro fine aprile sul sito del Mef. L'unica possibilità di sforare il termine del 30 aprile era prevista nel caso in cui l'ente si fosse trovato nella necessità di riequilibrare il bilancio. In tal caso la deadline era (e, come si vedrà, è rimasta) il 30 settembre. Per andare incontro alle esigenze manifestate dai comuni, che si lamentavo dell'angusto termine del 23 aprile, l'impianto normativo appena esaminato è stato sostituito dal dl 35/2013 che fissa ora nuove scadenze con effetti sui contribuenti e anche su coloro che li assistono negli adempimenti fiscali.

Acconto. Per quanto riguarda la prima rata di giugno, i contribuenti dovranno tenere conto di aliquote, detrazioni e regolamenti pubblicati sul sito del Mef entro il 16 maggio (e inviati dai comuni entro il 9/5). In caso di mancata pubblicazione entro tale data, l'acconto dovrà essere calcolato in misura pari al 50% dell'imposta dovuta, calcolata sulla base delle delibere vigenti per l'anno d'imposta 2012 e, in sua mancanza, delle aliquote e detrazioni di legge. A tal fine occorrerà prestare particolare attenzione ai fabbricati di categoria catastale D, in relazione ai quali, dal 2013, l'aliquota non può essere inferiore al 7,6 per mille o al 2 per mille se si tratti di fabbricati rurali strumentali (rm n. 5/df/2013).

Saldo. Il versamento della seconda rata dovrà essere effettuato, a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base degli atti pubblicati sul sito alla data del 16/11 (e inviati dai comuni entro il 9/11). Potrebbe infatti accadere, e i casi saranno numerosi, che il comune deliberi in materia di Imu dopo il 9 maggio ma entro il 30 giugno (termine ultimo per l'approvazione del bilancio e quindi di aliquote e regolamenti). Si potrebbe anche verificare che il comune, dopo l'approvazione delle delibere Imu, si trovi nella necessità di riequilibrare il bilancio e, quindi, entro il 30 settembre modifichi la precedente decisione. In caso di mancata pubblicazione entro il 16 novembre, il saldo dovrà essere calcolato nel rispetto delle delibere inserite nel sito entro il 16 maggio dell'anno di riferimento. Qualora la delibera non risultasse pubblicata neppure entro tale ultima data, il contribuente dovrà fare riferimento alle aliquote e alle detrazioni vigenti nel 2012.

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