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La Consulta: legge elettorale e unioni gay da sciogliere

del 13/04/2013
di: Debora Alberici
La Consulta: legge elettorale e unioni gay da sciogliere
Legge elettorale e unioni gay. Sono i due principali nodi che dovrà sciogliere il nuovo Parlamento dopo che le raccomandazioni della Consulta sono rimaste inascoltate nella scorsa legislatura. È l'appello lanciato dal presidente della Corte costituzionale, Franco Gallo, nel corso della conferenza straordinaria sull'attività 2012 della Corte, con la sua relazione letta stamane alla presenza delle più alte cariche dello Stato. Da parte della Corte costituzionale, fa notare il presidente Gallo, sono arrivati molti «inviti a cui è spesso accaduto che il Parlamento non abbia dato seguito». Ora la prima raccomandazione al legislatore è a modificare la vigente legge elettorale, che si aggiunge ai richiami in tal senso già giunti in passato anche attraverso le sentenze della Consulta. In particolare già con le sentenze 15 e 16 del 2008, la Corte ha invano sollecitato il legislatore a riconsiderare gli aspetti problematici della legge 270/2005 con particolare riguardo all'attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti e/o di seggi. Ma bisogna anche affrontare il nodo delle unioni gay. «La Corte» ricorda Gallo «ha escluso l'illegittimità costituzionale delle norme che limitano l'applicazione dell'istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo, ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione». La Consulta, sottolinea il presidente, «ha perciò affidato al Parlamento la regolamentazione della materia nei modi e nei limiti più opportuni». Non finisce qui. I figli hanno diritto a portare anche il cognome della madre. Nella sua relazione il presidente Gallo esorta il legislatore a modificare la legge che prevede l'attribuzione al figlio del solo cognome paterno. Per il presidente infatti «L'attuale disciplina costituisce il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia. Va introdotta una normativa che abbia maggiore considerazione del principio di uguaglianza fra uomo e donna». Il vertice di Palazzo della Consulta ha inoltre sottolineato che bisogna fare i conti con la crisi finanziaria che troppo spesso, però, ha fatto ricorrere il governo alla decretazione d'urgenza. Un'altra conseguenza della crisi economica e dell'urgente necessità di mettere ordine nei conti pubblici, si legge nella relazione, è stata, l'ampio ricorso alla decretazione d'urgenza. Nel passato triennio i decreti legge, adottati per lo più in materia finanziaria, hanno raggiunto quasi il 40% rispetto al totale della produzione normativa parlamentare. Più specificatamente, nel 2010 sono stati adottati 22 decreti legge e approvate 53 leggi.

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