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Consulenza del lavoro: dichiarata lotta all'abusivismo

del 12/04/2013
di: di Daniele Cirioli
Consulenza del lavoro: dichiarata lotta all'abusivismo
Il ministero del lavoro dichiara guerra all'abusivismo della professione di consulente del lavoro. Nel mirino finiscono principalmente Ced e Caf; infatti, in una circolare diffusa ieri (la n. 17/2013) invita gli ispettori a prestare maggiore attenzione a ogni ipotesi di violazione, soprattutto da parte dei Ced e nel settore artigiano e nelle Pmi dove c'è la possibilità di affidare gli adempimenti lavoristici ai Caf delle rispettive associazioni di categoria.

Nuovo reato. L'occasione per accentuare la lotta all'abusivismo della professione di consulente del lavoro è stata offerta al ministero dalla sentenza della Corte di cassazione n. 9725/2013 che ha affermato il principio in base al quale «sussistono gli estremi del reato di esercizio abusivo di una professione laddove la gestione dei servizi e degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale venga curata, non da dipendenti di un'associazione di categoria, cui l'articolo 1 comma 4 della legge n. 12 del 1979 (contenente le norme per l'ordinamento della professione di consulente del lavoro) eccezionalmente riconosce la possibilità di quella gestione, ma da un soggetto privo del titolo di consulente del lavoro, ovvero non iscritto al relativo albo professionale che sia socio di una società solo partecipata da una di quelle associazioni di categoria» (si veda ItaliaOggi del 1° marzo 2013).

La vicenda, si ricorda, riguardava l'attività svolta da una società in accomandita semplice (un Caf), costituita per l'1% da un'associazione di categoria (accomandante) abilitata dalla legge n. 12/1979 agli adempimenti relativi ai lavoratori delle imprese associate e per il 99% da una persona fisica, ossia il socio accomandatario condannato dalla Corte d'appello di Firenze (con sentenza confermata dalla Cassazione) per esercizio abusivo di professione. La circolare, rivolgendosi agli ispettori, dice che negli accertamenti occorre prestare attenzione al nuovo principio della cassazione, allo scopo di reprimere i fenomeni di esercizio abusivo della professione di consulente del lavoro.

Le linee guida. Oltre a questo, il ministero coglie l'occasione per aggiornare il quadro a guida dei controlli. Infatti, riprendendo le istruzioni diffuse in materia, ricorda che «la predisposizione e trasmissione telematica della documentazione previdenziale (Emens o Uniemens) può essere effettuata esclusivamente da coloro che hanno titolo a «validare» la correttezza e autenticità dei dati, ovvero dai soggetti qualificati» ai sensi della legge n. 12/1979, vale a dire i consulenti del lavoro ovvero gli altri professionisti abilitati alla professione (dottori commercialisti, avvocati). Infine, sottolinea che i Ced «devono limitarsi a elaborazioni aventi valenza matematica di tipo meccanico ed esecutivo, quali la mera imputazione di dati (data entry) e il relativo calcolo e stampa degli stessi, operazioni che non devono includere attività di tipo valutativo e interpretativo». In sostanza, i Ced possono operare con i dati (operazioni di tipo meccanico), ma la loro scelta (operazione di tipo valutativo) spetta solo e soltanto ai professionisti abilitati.

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