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Crisi: il licenziamento stoppa lo studio di settore

del 11/04/2013
di: Debora Alberici
Crisi: il licenziamento stoppa lo studio di settore
Più difficile in tempi di crisi l'uso degli studi di settore. Infatti gli standard sono inapplicabili alla società costretta a licenziare il personale.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8706 del 10 aprile 2013, ha accolto il ricorso di un'impresa che aveva ricevuto un accertamento basato sullo scostamento del reddito dallo studio di settore.

In particolare l'impresa si era vista costretta a licenziare due dipendenti. Non solo: fra i soci sussisteva un forte contrasto che rischiava di far vacillare l'intera attività.

Tutti elementi, questi, che hanno indotto la sezione tributaria ad accogliere l'ultimo motivo di ricorso presentato dalla contribuente, rimettendo così in discussione l'intero accertamento.

Per il resto la sezione tributaria del Palazzaccio ha ribadito il principio per cui la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisca un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è «ex lege» determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli «standard» in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo, in esito al contraddittorio, da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente. In tale sede, l'impresa ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli studi o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.

Ora gli atti torneranno a Reggio Emilia dove la commissione tributaria regionale dovrà riconsiderare l'intera faccenda. Infatti avevano sbagliato i giudici di merito a non considerare i due licenziamenti e gli aspri contrasti fra i soci. Tutti questi elementi, dice la Corte, non erano stati considerati dai giudici di merito in rapporto, fra l'altro, alla prevedibile cessazione dell'attività.

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