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Iva con plafond ampio, contano pure le vendite all'estero

del 11/04/2013
di: Roberto Rosati
Iva con plafond ampio, contano pure le vendite all'estero
Affinché si configuri una cessione all'esportazione agli effetti dell'Iva, non è necessario che il trasferimento della proprietà avvenga precedentemente (o contemporaneamente) all'invio dei beni fuori della Comunità, potendo anche verificarsi in un momento successivo, ossia dopo che i beni già si trovano all'estero. Di conseguenza, anche l'operazione così congegnata costituisce una cessione non imponibile rilevante ai fini della determinazione del plafond per gli acquisti in sospensione d'imposta. Così la Cassazione - sent. 23588 del 20 dicembre 2012 - respingendo la tesi delle Entrate, che consideravano irrilevante una tale operazione ai fini del calcolo del plafond, ritenendo che non dovesse qualificarsi come cessione non imponibile ex 'art. 8, dpr 633/72, ma piuttosto come cessione non soggetta ad Iva (o fuori campo) per mancanza del presupposto della territorialità. In effetti, ai sensi dell'art. 7-bis del dpr 633/72 (e precedentemente dell'art. 7), si considerano effettuate in Italia le cessioni di beni «esistenti» nel territorio dello stato, sicché in difetto di tale requisito fisico la cessione non si considera territorialmente rilevante e non può, di conseguenza, neppure essere qualificata «non imponibile» in base all'art. 8. Questa tesi, conforme alla norma nazionale e comunitaria (tralasciando la congruità o meno della conseguente irrilevanza ai fini del plafond), è stata più volte enunciata nella prassi dell'amministrazione, secondo cui la cessione di beni precedentemente esportati extra Ue (non importa se in esportazione temporanea o definitiva) è esclusa dall'Iva per mancanza di territorialità (anche se dal 1° gennaio 2013 è obbligatoria l'emissione della fattura «non soggetta art. 7-bis»). Fa però eccezione l'ipotesi in cui l'esportazione sia stata effettuata in esecuzione di una cessione con effetto traslativo differito, ad esempio nel contratto di «consignment stock», sussistendo una cessione all'esportazione sin dall'origine, seppure perfezionata successivamente (ris. 58/E del 5/5/2005). Nella sentenza, la corte sembra avere applicato lo stesso principio anche al caso, invero diverso, di esportazione senza vendita, in esecuzione di un contratto con la Nato, di beni che successivamente erano stati venduti fuori dell'Ue, «con rilascio di scontrini fiscali, a loro volta, annotati in un registro tenuto in Italia», nei confronti di militari. Il giudice di legittimità ha osservato che il dato normativo dell'art. 8 del dpr 633, affinché si configuri una cessione all'esportazione, richiede il trasporto o la spedizione dei beni fuori dell'Ue e il trasferimento della proprietà, ma non impone una sequenza temporale vincolata nel senso della necessaria anteriorità dell'effetto traslativo del diritto reale rispetto a quello della uscita delle merci dal territorio comunitario. Da qui la cassazione con rinvio della decisione impugnata, che accogliendo la tesi del fisco aveva negato l'applicabilità alle cessioni in esame dell'art. 8 e la rilevanza ai fini del plafond.

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