I dati nazionali. Il sondaggio del gruppo di praticanti di Genova, che ha utilizzato soprattutto Facebook per diffondere l'iniziativa, prende in considerazione un campione di 1.235 praticanti da tutte le parti d'Italia (45 amministrativisti, 926 civilisti e 264 penalisti), ed elabora dati sia a livello nazionale sia a livello regionale. Si parte dalla domande sulle motivazioni che hanno spinto a iniziare la pratica, e il 56% risponde che «è sempre stata la mia aspirazione». Per quanto riguarda la retribuzione mensile netta, invece l'1% risulta guadagnare più di mille euro, il 3% tra i 750 e i 1.000 euro, il 5% tra i 500 e i 750 euro, il 14% tra i 300 e i 500 euro, il 14% tra i 150 e i 300 euro, il 5% meno di 150 euro, e infine il 57% dichiara di non ricevere alcun compenso per l'attività svolta. Alla domanda «quanta dell'attività svolta è occupata da mansioni di segreteria su una scala da 1 a 10», il 63% risponde tra uno e cinque, e il restante 37% tra 6 e 10. Sulle ore giornaliere dedicate all'attività di pratica legale, invece, il 4% del campione lavora meno di cinque ore, il 12% tra le cinque e le sette ore, il 32% tra le sette e le otto ore, il 23% tra le otto e le nove ore, il 28% lavora invece più di nove ore al giorno.
I dati regionali. Guardando poi al dato regionale emerge come la situazione sia nettamente migliore al Nord dove il 70% (campione 456 praticanti) dei praticanti percepisce una se pur minima retribuzione. Va peggio al Centro dove questa percentuale scende a 36% (campione 435 praticanti) e al Sud dove si arriva addirittura al 26% (campione 341 praticanti). Infine, riguardo alle differenze tra i diversi tipi di studi legali, la situazione sembra meno drammatica in quelli di diritto amministrativo, dove sono il 53% i praticanti che dichiarano di non percepire alcun compenso contro il 55% negli studi specializzati in diritto civile e il 65% negli studi penalisti.
