Consulenza o Preventivo Gratuito

Le discariche si gonfiano senza un piano di gestione

del 10/04/2013
di: di Renato Narciso
Le discariche si gonfiano senza un piano di gestione
L'emergenza rifiuti continua ad attanagliare numerose regioni d'Italia, e mentre si discute se continuare a mandare i rifiuti in Olanda, come avviene per quelli di Napoli, utilizzare i termovalorizzatori o cercare un'improbabile strada al rifiuto zero, le discariche italiane continuano a crescere. A tutt'oggi non esiste un piano nazionale per la gestione dei rifiuti come avviene per esempio in Germania o in Olanda ove esiste un efficientissimo sistema di raccolta differenziata che coinvolge tutto il sistema paese, a cominciare dai cittadini. Quel che non si può differenziare viene poi bruciato al posto del gasolio o del carbone per ricavarne energia elettrica. FareAmbiente, presieduta da Vincenzo Pepe, da tempo si batte non per il rifiuto zero, che sarebbe pure auspicabile ma obiettivamente sembra un'utopia, ma per le discariche zero, perché la discarica è la negazione dell'ambientalismo sostenibile di cui invece l'associazione è promotrice.

Domanda. Presidente ma come pensa che possa essere raggiunto un obiettivo simile?

Risposta. Partendo a monte, dal cittadino che deve fare la raccolta differenziata, dopo essere stato adeguatamente educato. A tal proposito siamo anche promotori di una proposta di legge presentata da un parlamentare aderente al movimento, per rendere obbligatoria l'educazione ambientale nelle scuole. Tuttavia le buone intenzioni e i buoni comportamenti, bensì siano basi indispensabile, da sole non bastano. La tecnologia deve essere ripensata e rimodulata affinché diventi ecocompatibile.

D. Che cosa intende esattamente?

R. Vi siete mai domandati, per esempio, di che materia sono fatti la maggior parte dei rifiuti presenti nelle discariche? Viene subito in mente la plastica che oramai domina la nostra vita e a cui occorrono migliaia di anni per essere «digerita» naturalmente dall'ecosistema.

D. Vorrebbe abolire la plastica?

R. Assolutamente no. Non è politica di FareAmbiente demonizzare il progresso o proporre soluzioni irrealizzabili. Vorrei solo che la tecnologia «green» prendesse il sopravvento su quella tradizionale.

Nel caso delle plastiche, per esempio, vorrei che fossero tutte biodegradabili e perché no, anche compostabili. Non solo gli shopper ma, penso anche ai prodotti monouso, bicchieri, piatti, posate ecc. Dobbiamo programmare a monte, quando produciamo, a come poi smaltirlo.

Nel caso specifico della plastica, bisogna diffondere la cultura di quella sostenibile, perché non è pensabile a un mondo moderno e tecnologicamente avanzato senza la plastica ma, nemmeno si può pensare che per smaltirla occorrano migliaia di anni.

Occorrerebbe un'opera di sensibilizzazione a 360 gradi, non solo nei confronti dei cittadini-consumatori, ma anche delle industrie e soprattutto della classe politica che poi è quella che prende le decisioni.

A questo proposito a mio avviso non mi sembra che il Corepla, Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica, faccia più di tanto. Eppure la sua azione potrebbe essere determinante per ridurre considerevolmente il volume di materiali plastici che finiscono in discarica. Tanto da indurmi a chiedere se non fosse il caso di scioglierlo ben prima dell'anno 2100 come prevede lo statuto.

Nel frattempo lancio un appello a tutti i presidenti dei parchi italiani in primis, ma anche a tutti gli enti locali, affinché obblighino a utilizzare solo prodotti monouso biodegradabili e magari anche compostabili sui territori di loro competenza. È già questo un passo importantissimo, che anche se non determinante, sarebbe comunque un segnale forte sia nei confronti dei cittadini che della politica nazionale. Noi di FareAmbiente aspettiamo che il parlamento italiano esca da questa impasse in cui si trova e che riesca a esprimere al più presto un governo forte in modo che i parlamentari che aderiscono all'associazione possano presentare una proposta di legge che metta al bando la plastica non biodegradabile e, possibilmente anche non compostabile, a cominciare proprio dai monouso che grazie anche all'inciviltà di molti concittadini fanno scempio dei nostri prati e dei nostri boschi.

D.. Una proposta differente rispetto ad altre associazioni ambientaliste che vorrebbero l'abolizione di simili prodotti…

R. Una risposta sostenibile e applicabile. Guardo con molta preoccupazione, per esempio, al concetto di «decrescita felice» teorizzata da Sergie Latouche, pur apprezzandone alcuni aspetti, soprattutto quelli legati al risparmio e all'uso intelligente delle risorse.

D. Perché lo guarda con preoccupazione?

R. Perché è contro lo sviluppo sostenibile. Sostenere la decrescita significa tornare indietro, regredire, e non credo possiamo permettercelo, come non possiamo permetterci di demonizzare la tecnologia grazie alla quale l'umanità ha fatto passi da gigante e la qualità della vita è migliorata tanto che l'età media è passata dai 20-30 dell'uomo delle caverne agli attuali 80 dell'uomo tecnologico. Non è possibile, realisticamente tornare alla pastorizia.

La felicità non esiste dove non c'è una buona qualità della vita, così come sostiene anche Patrick Moore, uno dei fondatori di Green Peace. Il futuro è l'ambientalismo sostenibile, non quello ideologico e fondamentalista.

D. Apprezza però la teoria del risparmio…

R. Certo, tant'è vero che noi di FareAmbiente presto apriremo degli sportelli informativi in tutta Italia per insegnare ai cittadini la cultura dell'energia e come fare risparmio energetico, stiamo perciò preparando dei seminari formativi sull'efficienza energetica e in modo particolare sulla cattura e stoccaggio della CO2.

vota