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Oltre 3.800 procedure amichevoli per ridurre le controversie

del 10/04/2013
di: Valerio Stroppa
Oltre 3.800 procedure amichevoli per ridurre le controversie
Cresce la collaborazione dei paesi Ocse per ridurre le controversie fiscali internazionali. Sono 3.838 le procedure amichevoli (mutual agreement procedure, note come «Map») in corso alla fine del 2011 per risolvere problemi di doppia imposizione. I nuovi casi riguardanti l'Italia sono 41, per un totale di 102 procedure aperte. L'incremento delle Map pendenti in totale rispetto al 31 dicembre 2010 è del 15,3%, mentre in confronto al 2006 la crescita è del 63,2%. Le statistiche sono state diffuse dall'Ocse.

Le procedure amichevoli costituiscono uno specifico strumento di definizione delle controversie che possono eventualmente insorgere tra tax authorities di diversa nazionalità: l'istituto è disciplinato dall'articolo 25 del Modello Ocse di convenzione, sulla base del quale vengono stipulati gli accordi bilaterali tra stati. Attraverso il dialogo tra le amministrazioni finanziarie dei paesi interessati, è possibile raggiungere un'intesa sui temi controversi senza adire il contenzioso. Nella maggior parte dei casi si tratta di questioni connesse a prezzi di trasferimento, residenza fiscale, qualificazione del reddito da lavoro, dividendi, interessi e royalties. Il meccanismo può essere attivato dal contribuente che ritenga di essere o di poter essere leso da un'imposizione fiscale non conforme alla convenzione. Allo stesso tempo, la Map può essere azionata anche dalle amministrazioni degli Stati contraenti.

Per quanto riguarda l'Italia, l'autorità competente alla gestione delle Map è il Dipartimento delle finanze. Durante l'intera fase istruttoria (preparazione dei documenti, confronto con gli omologhi esteri e redazione del c.d. «position paper») il Df può contare sul supporto tecnico dell'Agenzia delle entrate.

All'inizio del 2011 le Map aperte per l'Italia erano 80: 77 casi vedevano coinvolti altri paesi Ocse e 3 paesi non-Ocse. Nel corso del 2011, come detto, sono partite altre 41 procedure amichevoli (40 Ocse e 1 non-Ocse), portando il totale delle Map pendenti a Roma a quota 121. Le procedure completate durante il 2011 sono state 18, mentre una «non-Ocse» è stata chiusa per rinuncia. Alla data del 31 dicembre 2011, pertanto, risultavano aperte per l'Italia 102 procedure, di cui 99 con paesi Ocse e 3 con stati non-Ocse.

Anche considerando l'intero mondo Ocse il 2011 ha fatto registrare il numero di Map avviate più alto di sempre: ben 1.624. Di queste, 306 vedono coinvolta la Germania, seguita a poca distanza dagli Stati Uniti (279 casi). La classifica è confermata pure per quanto riguarda i carichi pendenti: su 3.838 procedure aperte alla fine del 2011, 702 interessano la Germania, seguita da Stati Uniti (686) e Francia (539).

Nonostante il significativo incremento del lavoro, però, le amministrazioni finanziarie dei diversi paesi sono riuscite a ridurre lievemente i tempi per la definizione delle Map. Dal 2007 in avanti l'attesa è cresciuta di anno in anno: da 18,93 mesi si è passati ai 22,42 mesi del 2008, per poi salire ai 22,82 mesi del 2009 e quindi ai 27,30 mesi del 2010. Nel 2011, invece, la durata media si è ridotta a 25,39 mesi, vale a dire poco più di due anni.

Come sottolineato dalle Entrate con la circolare n. 21/E del 5 giugno 2012, le Map possono «convivere» con il contenzioso interno. Ciò significa che l'attivazione della procedura amichevole non si pone come alternativa rispetto al ricorso in commissione tributaria. Anzi nella pratica si verificano entrambe le situazioni, proprio per evitare che in pendenza di Map l'imposta accertata diventi definitiva (e quindi non più modificabile una volta raggiunto l'eventuale accordo tra le autorità competenti). Va tuttavia ricordato che la procedura amichevole aperta ai sensi di una convenzione bilaterale non comporta un obbligo di risultato, ma solo un «obbligo di diligenza» da parte delle amministrazioni interessate. Diverso è il caso delle procedure attivate ai sensi della Convenzione arbitrale del 23 luglio 1990: in questo caso, in tema di rettifiche sul transfer pricing, sussiste un vero e proprio obbligo di risultato.

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