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Transfer pricing sulle braci, contestabile dal fisco

del 06/04/2013
di: Debora Alberici
Transfer pricing sulle braci, contestabile dal fisco
Il fisco può contestare il transfer pricing prendendo come parametro anche il prezzo di una precedente cessione di beni infragruppo e non necessariamente il prezzo di mercato praticato fra aziende non collegate. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8372 del 5 aprile 2013, ha respinto il ricorso di una grande impresa inglese.

Ad avviso della società che ha fatto ricorso alla Suprema corte contro la sentenza della Ctr di Milano, il valore normale di un bene, ai fini della disciplina del transfer pricing, non può ricavarsi da quello relativo a cessioni di beni tra società infragruppo e bensì deve ricavarsi da quello relativo a cessioni di beni tra imprese indipendenti in situazione di libero mercato. Quindi, secondo la contribuente la commissione tributaria regionale avrebbe sbagliato nel ricavare la normalità del prezzo con riferimento alla cessione avvenuta tra due società, di diritto inglese e di diritto ungherese, appartenenti allo stesso gruppo.

Ecco il quesito posto dall'impresa alla quinta sezione civile della Suprema corte: «Per determinare il valore normale di cui al combinato disposto dell'art. 9, comma 3, e dell'art. 76, comma 5, dpr 917/86, nella numerazione vigente all'epoca dei fatti, è illegittimo riferirsi a un prezzo praticato fra imprese appartenenti allo stesso gruppo societario». Per i Supremi giudici il motivo è infondato e va integralmente respinto. Ciò perchè, si spiega in motivazione, a parte che nessuna regola impedisce di utilizzare, quale elemento indiziario, ai fini di una ricostruzione presuntiva, assieme a altri, anche il prezzo relativo a una precedente cessione infragruppo, la commissione tributaria regionale ha, in realtà, ragionato, ai fini di determinare il prezzo normale, sulla scorta di una pluralità di indici presuntivi ch'erano stati indicati dall'Amministrazione, ritenendoli gravi, precisi e concordanti.

Fra cui i prezzi praticati in precedenti cessioni infragruppo. Queste interessanti motivazioni contengono anche un altro chiarimento, questa volta sul piano processuale. Infatti la commissione tributaria regionale può decidere sulla contestazione all'atto impositivo anche se in primo grado i motivi addotti dal fisco non erano stati presi in considerazione dai giudici. Sul punto la sentenza chiarisce infatti che le domande contenute nell'atto fiscale opposto debbono ritenersi acquisite al processo senza necessità di esplicita riproposizione in sede d'appello e ciò a cagione della indeclinabilità della pretesa tributaria.

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