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Per tutelare i funzionari, oltre al danno la beffa?

del 05/04/2013
di: Enrico Zanetti Dottore commercialista e Deputato Gruppo Scelta Civica
Per tutelare i funzionari, oltre al danno la beffa?
Quando il ministero della giustizia mesi fa ha deciso di non decidere, anziché proclamare un vincitore di elezioni regolarmente tenutesi, ha detto che lo faceva per il bene della categoria.

Fin da subito, mi era sembrato di rivedere i simpatici sketch del barbuto comico Cornacchione, quando, fazzoletto in mano e commosso fino alle lacrime, piagnucola tra le risate del pubblico: «Povero Silvio, lui lo fa per noi».

La verità pura e semplice è che il ministero della giustizia pensava esclusivamente alla tutela di alcuni suoi medesimi funzionari, capaci di assommare, nei travagliati mesi pre e post elezioni di fine 2012, una tale sfilza di «errori» interpretativi, facilonerie procedurali e comportamenti ondivaghi da riuscire quasi a far passare in secondo piano le altrettanto marchiane «leggerezze» compiute dai due schieramenti di commercialisti in campo sul fronte della presentazione delle liste elettorali e della gestione delle vicende riguardanti alcuni Ordini locali.

Un ministero della giustizia veramente proteso a fare il meglio, o, date le circostanze, il meno peggio per la nostra categoria, avrebbe proclamato un vincitore e lasciato che le carte bollate si svolgessero in presenza di un Consiglio nazionale operante, piuttosto che nel vuoto pneumatico che si sta mangiando l'intera infrastruttura pezzo a pezzo e che in questi giorni ha portato infine alle dimissioni di una persona seria come il commissario Leccisi, evidentemente divenuto consapevole di essere stato paracadutato dal ministero in una situazione assurda e priva di ragionevolezza.

La lista presentata da Longobardi era invalida? Si proclami quella di Siciliotti. Era valida?

Si affidi alla commissione elettorale di decidere sui voti contestati e si proclami quella di Longobardi o quella di Siciliotti, a seconda di quella che sarà l'interpretazione giuridica ritenuta corretta dopo attenta ponderazione in fatto e in diritto.

Poi i ricorsi seguiranno in ogni caso, come del resto sono seguiti anche in questo e andrà come dovrà andare, ma la categoria non verrà lasciata per mesi in un limbo disastroso per la tutela e il buon funzionamento della stessa.

Ci voleva tanto? No, e anche adesso, che le dimissioni del Commissario Leccisi gridano con forza «il re è nudo» e certificano il fallimento della tentata operazione «colpo di spugna», un sussulto di dignità del ministero della giustizia potrebbe portare a questa tardiva, ma mai troppo, determinazione amministrativa.

Come tutti i commercialisti italiani, ne ho però viste troppe in questi mesi per essere ottimista su una simile redenzione e sono anzi più propenso a credere che il ministero persevererà in questo deleterio commissariamento, magari addirittura inanellando l'ulteriore chicca della «promozione» dell'attuale coadiutore del Commissario uscente, tale Alessandro Monti, persona capace al pari di tante altre, ma che con i suoi reiterati interventi sulla stampa ha dimostrato un protagonismo e un posizionamento sulla vicenda che non possono renderlo adatto a ricoprire quel ruolo con la dovuta serenità.

Né come commercialisti né come cittadini ci rassegneremo mai a essere sudditi imbelli di chi crede forse di essere intoccabile anche in una Italia in cui finalmente, seppur con fatica e tra mille traversie, stanno avviandosi cambiamenti da cui non si tornerà indietro.

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