Il tema della tassazione dei guadagni ottenuti all'estero da artisti e sportivi è regolato principalmente dall'articolo 17 del Modello Ocse contro le doppie imposizioni. Tipicamente la maggior parte dei redditi è ottenuta, nel caso di un tennista, al di fuori del paese di residenza. Le norme convenzionali non prevedono una clausola di esclusività: i due stati hanno quindi una potestà impositiva concorrente. I redditi percepiti oltre confine vengono tassati alla fonte, cioè là dove sono prodotti, con la ritenuta prevista dall'ordinamento di quel paese. Ma gli stessi redditi, una volta cumulati e dichiarati al fisco dello stato di residenza, devono essere tassati anche da quest'ultimo: per evitare la doppia imposizione, è riconosciuto un credito d'imposta su quanto versato all'estero. Nel caso di un contribuente residente in Italia, si applica l'articolo 165 del Tuir. Qualora un soggetto ritenesse il trattamento fiscale applicato nei propri confronti da uno o più stati non conforme alle convenzioni, oltre alla via del contenzioso, è possibile attivare la procedura amichevole (Map) prevista dall'articolo 25 del modello Ocse. Diversa è la situazione in assenza di una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni: il tali ipotesi, non molto ricorrenti, il giocatore rischia di essere tassato due volte. Entrambe le amministrazioni potrebbero infatti esercitare la propria potestà impositiva unilaterale. Oltre al calendario dei tornei, l'altra variabile fiscale che incide sulla pianificazione economica dei tennisti è quella della residenza. Scorrendo la classifica Atp dell'attuale settimana, emerge che tra i primi 50 giocatori del mondo sette risiedono a Montecarlo (che già ospita molti altri grandi tennisti del passato, come pure piloti, ciclisti, attori e cantanti) e altrettanti in Svizzera. Tra i sei localizzati negli Usa, quasi tutti risiedono in Florida, vale a dire uno degli stati americani con il regime fiscale più soft. Ma le residenze in paesi più o meno «paradisiaci» sono sempre più oggetto di attenzioni da parte delle tax authorities dei diversi paesi. In Italia non mancano casi di sportivi e artisti raggiunti dalle contestazioni del fisco per la fittizietà della propria residenza all'estero (il caso più famoso è quello di Valentino Rossi). È così anche altrove. Per esempio in Francia, dove qualche tempo fa un deputato dell'Ump (il partito di Sarkozy) ha depositato una proposta di legge secondo la quale uno sportivo transalpino che avesse spostato la propria residenza fuori dall'Ue non avrebbe potuto rappresentare il paese in nazionale. Il che avrebbe significato, per esempio, a livello tennistico niente coppa Davis per gli uomini o niente Federation cup per le donne. La maggior parte dei giocatori e delle giocatrici francesi di vertice, infatti, risiede in Svizzera, dove il carico impositivo è minore che nel paese d'origine e dove, a certe condizioni, è possibile accordarsi con l'amministrazione per un forfait fiscale. Non se ne è fatto nulla. Il dibattito, però, resta aperto. «Nel 2011 ho pagato circa 230 mila euro di tasse per essere stato 47 giorni in Francia», ha detto qualche settimana a L'Equipe Jo-Wilfried Tsonga (attuale numero 8 del mondo, residente in Svizzera), «è normale pagare le tasse nei paesi dove andiamo a giocare. Pur essendo giovani siamo imprenditori di noi stessi. Ho sacrificato tutto per il tennis: i miei studi, la mia famiglia, i miei amici. Se domani mi faccio male non guadagno più nulla. Non sapendo con sicurezza quanto potrà durare la mia carriera cerco di costruire qualcosa nel frattempo». L'intenzione di abbandonare la patria espressamente per motivi fiscali è stata invece recentemente annunciata da Ilie Nastase, ex numero uno del mondo negli anni 70: il campione rumeno ha reso noto di volersi trasferire in Russia. Non prima dell'estate però: fa ancora troppo freddo.
