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L'articolo 62 e la direttiva europea a confronto

del 29/03/2013
di: Dario Dongo
L'articolo 62 e la direttiva europea a confronto
Nel corso degli ultimi mesi sono state sollevate questioni, da più parti, in merito alla possibile sovrapposizione o interferenza dell'articolo 62 della legge 24 marzo 2012 n. 27 con la direttiva 16 febbraio 2011, del Parlamento europeo e del Consiglio, n. 2011/7/UE, «relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali». Appare quindi utile confrontare le due normative.

Campo di applicazione e obiettivi. La direttiva europea ha lo scopo «di lottare contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, al fine di garantire il corretto funzionamento del mercato interno, favorendo in tal modo la competitività delle imprese e in particolare delle pmi». Il campo di applicazione, si noti bene, è limitato «a ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale» (art. 1).

La ratio dell'articolo 62 è invece quella di riportare equilibrio nel complesso delle relazioni commerciali che intercorrono tra operatori professionali e vertano sulla cessione di prodotti agricoli e alimentari. Il campo di applicazione è più ampio poiché la disciplina considera il rapporto tra i contraenti nella sua interezza, dalla fase negoziale alla stipula dell'accordo e sua successiva esecuzione, mentre la direttiva ne considera soltanto la fase finale (vale a dire, l'esecuzione del contratto da parte del debitore). Al tempo stesso l'articolo 62 si qualifica come norma speciale - rispetto alla disciplina comune dei pagamenti, che si applica alla generalità delle transazioni commerciali (forniture di beni e prestazione di servizi di qualsivoglia natura) - in quanto regola i soli contratti di cessione di prodotti agricoli e alimentari.

Requisiti e clausole del contratto. In ragione di quanto sopra, la direttiva interviene sul diritto civile e commerciale vigente nei Paesi membri nella sola parte che attiene a criteri e termini di pagamento. La norma nazionale viceversa integra il codice civile sotto due aspetti:

- introduce l'obbligo di forma scritta ad substantiam per i contratti di vendita o fornitura che abbiano a oggetto una particolare categoria di beni mobili non registrati, le derrate agro-alimentari appunto,

- declina i principi generali di correttezza nelle relazioni commerciali in una serie di divieti, atti a impedire la prevaricazione del fornitore da parte dell'acquirente attraverso pratiche manifestamente inique.

Sotto entrambi tali aspetti, vale la pena ricordare, il legislatore italiano ha seguito un percorso già tracciato da quello britannico, che per primo in Europa si è trovato a dover affrontare il problema delle relazioni di filiera.

Termini di pagamento. La direttiva 2011/7/Ue prevede tempi inderogabili di pagamento - 30 giorni di calendario dal ricevimento della fattura (ovvero dalla consegna delle merci, o dalla prestazione dei servizi), prorogabili a 60 in alcuni peculiari casi - nelle sole transazioni commerciali in cui il debitore è la pubblica amministrazione (art. 4). Per quanto attiene alle transazioni tra privati, «gli stati membri assicurano che il periodo di pagamento stabilito nel contratto non superi sessanta giorni di calendario, se non diversamente concordato espressamente nel contratto» (art. 3). L'articolo 62 pone invece un limite all'autonomia negoziale delle parti, escludendo la derogabilità a favore del debitore dei termini massimi di pagamento ivi previsti (30 giorni per i prodotti deperibili, 60 giorni per i non deperibili, dalla fine del mese della data certa di ricevimento fattura, o della data di consegna delle merci).

Rapporti tra la direttiva e le normative nazionali. La direttiva sui ritardi di pagamento espressamente prevede e riconosce la legittimità di norme nazionali più stringenti per la salvaguardia dei creditori, proprio in quanto sono costoro le parti tutelati dalla normativa: «Gli stati membri possono mantenere in vigore o adottare disposizioni più favorevoli al creditore di quelle necessarie per conformarsi alla presente direttiva» (art. 12, comma 3).

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