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Finanziamenti: no all'esterovestizione dell'atto

del 29/03/2013
di: di Franco Ricca
Finanziamenti: no all'esterovestizione dell'atto
Il contratto di finanziamento stipulato all'estero paga l'imposta sostitutiva in Italia se è preceduto da un accordo scritto formato sul territorio dello stato. Questo, in sintesi, il parere reso dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 20 del 28 marzo 2013, in risposta a un quesito concernente l'applicazione dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 15 del dpr n. 601/73 sui finanziamenti a medio e lungo termine su contratti stipulati all'estero, ma destinati a produrre effetti giuridici in Italia, territorio nel quale sono residenti le parti contraenti e si esplica l'attività operativa e la giurisdizione sul negozio giuridico.

Il quesito mirava ad accertare se il comportamento delle parti possa essere ricondotto nell'ambito dell'abuso di diritto, in quanto la mera sottoscrizione dei contratti all'estero potrebbe sembrare finalizzata a evitare la tassazione in Italia; potrebbe infatti ritenersi che la conclusione del contratto, intesa come il raggiungimento del consenso, avvenga nel territorio nazionale, mentre all'estero è soltanto formalizzata la sottoscrizione. La questione è quindi interessante perché, al di là della fattispecie, riguarda il criterio della territorialità ai fini dell'imposta di registro ai sensi dell'art. 2 del dpr n. 131/86.

Nella risposta, l'agenzia osserva che, sulla base della definizione elaborata dalle sezioni unite della Cassazione (sentenza 30055/2008 e altre), l'abuso di diritto consiste nell'utilizzo distorto di strumenti giuridici senza alcuna valida ragione economica diversa dal risparmio d'imposta; alla stregua di tale nozione, quindi, il luogo di sottoscrizione del contratto, di per sé, non pare integrare la predetta definizione, che richiede un «quid pluris» che concretizzi l'utilizzo distorto di strumenti giuridici.

Si pone però la questione dell'individuazione del momento di formazione dell'atto, al fine di stabilire se tale momento si realizzi in Italia o all'estero, atteso che, ai sensi del citato art. 2, lett. a), sono soggetti a registrazione gli atti indicati nella tariffa, se formati per iscritto nel territorio dello stato.

In base al codice civile, il contratto si considera concluso, in via di principio, al momento della contestuale sottoscrizione delle parti, oppure quando chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell'accettazione dell'altra parte.

Pertanto si può ritenere che la formazione dell'atto si verifichi alla conclusione del contratto nel senso sopra indicato.

Nel caso di specie, poi, la forma pubblica non è richiesta ad substantiam per la conclusione del contratto di finanziamento, poiché l'art. 117 del dlgs n. 385/1993 si limita a imporre la forma scritta, sicché è sufficiente la scrittura privata semplice.

Ne segue che se il consenso negoziale sugli elementi essenziali del contratto di finanziamento risulti già da scrittura privata semplice, antecedente all'atto in forma solenne sottoscritto all'estero, il quale consiste nella mera riproposizione del precedente accordo, si può dire che l'atto è formato per iscritto nel territorio dello stato e soggiace all'imposta sostitutiva.

Questa ipotesi può ricorrere, esemplifica l'agenzia, qualora in sede di controllo venga rinvenuto un «term sheet» o altra documentazione da cui risulti la precedente formazione del consenso.

Così risolta la questione, l'Agenzia ricorda infine che gli enti che pongono in essere le operazioni rilevanti ai fini dell'imposta sostitutiva devono dichiarare, ai sensi dell'art. 20 del decreto del presidente della repubblica 601/73, le somme che ne costituiscono la base imponibile, presentando dichiarazioni semestrali entro tre mesi dalla scadenza del primo semestre e dalla chiusura dell'esercizio.

Poiché il citato art. 20 rinvia alle norme della legge di registro per quanto concerne l'accertamento, le sanzioni, la riscossione e il contenzioso, in caso di omessa o tardiva presentazione della dichiarazione si applica la sanzione dal 120 al 240% dell'imposta dovuta, che dovrà essere richiesta nel termine di decadenza quinquennale; in caso di dichiarazione infedele, invece, la sanzione è quella dal 200 al 400% dell'imposta, prevista per occultazione di corrispettivo, mentre il tributo dovrà essere richiesto nel termine di decadenza triennale.

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