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Burocrazia, semplificare per essere efficienti

del 28/03/2013
di: di Gaetano Stella Presidente di Confprofessioni
Burocrazia, semplificare per essere efficienti
«La coalizione politica che uscirà vincitrice dalle urne il prossimo febbraio dovrà affrontare prioritariamente il nodo della crescita, riducendo drasticamente i fattori burocratici che ostacolano il raggiungimento di maggiori livelli di efficienza e impediscono una riduzione dei costi. La proposta di Confprofessioni è di porre mano, innanzitutto, a un drastico contenimento della spesa pubblica. Ciò non significa tagliare i capitoli dell'istruzione o della salute, del welfare o della cultura; significa intervenire chirurgicamente sulle voci di spesa improduttive e sui costi della burocrazia dello Stato, delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali».

Tra la fine di gennaio e primi di febbraio, quando abbiamo scritto nero su bianco le «Cinque idee per l'Italia», presentate a circa 80 candidati di tutti gli schieramenti politici in corsa per la campagna elettorale, abbiamo messo in cima alle priorità delle nostre proposte il capitolo della «Rigorosa riduzione della spesa e lotta alla burocrazia». Perché?

Come cittadini, prima ancora che professionisti, non si può rimanere indifferenti davanti alla voragine della debito pubblico: 2 miliardi di euro che frenano qualsiasi ambizione di ripresa dell'economia. È inevitabile che il contenimento del debito pubblico passi attraverso una drastica riduzione della spesa che è praticamente triplicata negli ultimi trent'anni. La spesa consolidata delle amministrazioni pubbliche italiane è passata, infatti, dai 373 miliardi di euro del 1990 agli 800 miliardi del 2012. Allo stesso modo la sanità pubblica ha visto lievitare la spesa dai 41 miliardi del 1990 ai 118 miliardi del 2012. Anche la cosiddetta protezione sociale, nel cui ambito si annidano inefficienze e assistenzialismi di vario genere, è salita dai 113 miliardi del 1990 ai 325 miliardi del 2012, con un'incidenza sul pil pari a 21 punti percentuali. All'urgenza di un taglio drastico della spesa improduttiva, si accompagna inevitabilmente una robusta riduzione dei costi legati alla burocrazia. Il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri ha stimato in oltre 23 miliardi di euro l'anno gli oneri amministrativi relativi a un'ottantina di procedure burocratiche che investono le attività produttive e il lavoro dei professionisti.

Al di là dei numeri che danno una dimensione quantitativa dell'emergenza nazionale, abbiamo voluto mettere in primo piano le nostre esperienze di professionisti, i mal di pancia dei nostri colleghi quando si trovano di fronte al muro della burocrazia. È un nodo che si stringe sul sistema giudiziario, sulle procedure edilizie, sulle norme che regolano il lavoro, sugli obblighi sanitari e intorno agli adempimenti fiscali e contributivi. È uno dei tanti problemi che accomuna tutti i professionisti nella loro funzione di «mediatori» tra le istanze dello Stato ed i bisogni dei cittadini e, nel nostro ruolo di parte sociale, abbiamo voluto portarlo all'attenzione della classe politica e dell'opinione pubblica.

Non abbiamo scoperto l'acqua calda. Prima di noi, il sociologo Gian Paolo Prandstraller aveva già teorizzato il trasferimento di una serie di funzioni dello Stato a favore dei professionisti e ancor più recentemente il professor Luca Antonini, insieme con il Forum dei professionisti di Milano, ha presentato un disegno di legge per semplificare l'ordinamento italiano attraverso il ruolo sussidiario delle professioni. Dal punto di vista politico, si tratta sicuramente di un tema bipartisan, come ci ha confermato Pier Luigi Bersani, il segretario del Pd incaricato di formare un nuovo governo, nel corso delle consultazioni alla camera. «I liberi professionisti possono essere al servizio della pubblica amministrazione per semplificare le procedure burocratiche, attraverso un meccanismo di autocertificazione da agganciare ad adeguate coperture assicurative» ha riferito Bersani a Confprofessioni, aprendo una finestra di dialogo e confronto con il sistema della rappresentanza dei professionisti e, soprattutto, tracciando nuovi e inediti scenari sul ruolo dei professionisti nei confronti della pubblica amministrazione. Come e quando questo processo di semplificazione/sburocratizzazione si potrà tradurre concretamente lo capiremo solo nelle prossime settimane. Al di là dei numeri e delle logiche che porteranno alla formazione del nuovo governo, infatti, rimane la sensazione che qualcosa possa cambiare nel rapporto tra politica e professionisti.

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