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Contributo licenziamenti, part-time penalizzato

del 26/03/2013
di: Giuseppe Buscema
Contributo licenziamenti, part-time penalizzato
Arrivano le istruzioni Inps relative al contributo sui licenziamenti introdotto dalla Legge Fornero e anziché giungere i tanto attesi chiarimenti sulle modalità applicative, aumentano i già numerosi dubbi di una norma lacunosa e ingiusta, specie in una congiuntura economica difficile qual è quella attuale.

Almeno due gli aspetti controversi della circolare n. 44/2013 (si veda ItaliaOggi del 23 marzo): contratti a tempo parziale e frazionabilità del contributo. Sul primo aspetto, la circolare sottolinea che il contributo è dovuto nella misura intera anche nel caso di contratto a tempo parziale, a prescindere quindi dalle ore di effettiva prestazione. Un'interpretazione non solo poco ragionevole, ma anche non rinvenibile nella legge. Peraltro, proprio nel silenzio della legge, va considerato che il dlgs. 61/2000, all'art. 9 che disciplina gli aspetti previdenziali, prevede che il minimale per i lavoratori part-time vada rapportato alle giornate di lavoro. Mentre per l'art. 6 dello stesso dlgs il computo dei dipendenti a tempo parziale va effettuato in proporzione all'orario svolto. E del resto la stessa prestazione ASpI spetta in misura ridotta e quindi l'assoggettamento in misura intera diventa irragionevole anche in considerazione della finalità del contributo che è quella di finanziare la prestazione.

L'altro aspetto controverso riguarda la frazionabilità del contributo. La norma prevede che il contributo dovuto è pari al 41% del massimale mensile ASpI «per ogni 12 mesi di anzianità aziendale». L'Inps ritiene che il calcolo vada effettuato tenendo conto dei mesi di anzianità considerando mese intero quello in cui la prestazione abbia raggiunto almeno 15 giorni di calendario, rilevando di conseguenza anche i periodi inferiori all'anno. Da una stretta interpretazione letterale della norma, sembrerebbe tuttavia che il periodo di «12 mesi di anzianità» sia infrazionabile e pertanto per maturare il 41% di contributo sia necessario il compimento di tale periodo. Su questa posizione si è espressa la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro.

Un'interpretazione che potrebbe creare forse delle disparità tra coloro che hanno per esempio 11 mesi di anzianità rispetto a coloro che invece ne hanno 12: gli uni si troverebbero a non pagare nulla, gli altri a pagare la quota intera; ma il dubbio rimane.

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