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I servizi pubblici soggetti alla golden share

del 26/03/2013
di: di Andrea Mascolini
I servizi pubblici soggetti alla golden share
Saranno soggetti alla cosiddetta golden share dello Stato la rete Telecom e tutte le reti di approvvigionamento e dispacciamento di gas naturale, energia elettrica, porti e aeroporti e rete ferroviaria. È quanto previsto nella bozza di decreto che sarà esaminato dal Consiglio dei ministri di domani, mercoledì 25. Si tratta del regolamento, atteso e particolarmente delicato che individua i cosiddetti «attivi strategici nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni». L'individuazione di questi ambiti è strumentale all'applicazione dei poteri speciali dello Stato (la cosiddetta «golden share») previsti dall'articolo 2 del decreto-legge 21/2012, convertito con modifiche nella legge 56/2012. La bozza del provvedimento, composto da 4 articoli, include, fra le reti strategiche, la rete fissa Telecom e le reti di approvvigionamento e dispacciamento di gas, energia elettrica, porti e aeroporti e rete ferroviaria. Per il settore dei trasporti le reti e gli impianti di rilevanza strategica «sono individuate nelle grandi reti e impianti di interesse nazionale, destinate anche a garantire i principali collegamenti transeuropei»; fra essi si segnalano i «porti di interesse nazionale; aeroporti di interesse nazionale; rete ferroviaria di rilevanza per le reti transeuropee». In particolare, per il settore dell'energia, si specifica che «le attività di rilevanza strategica per il sistema energetico nazionale sono individuate nella realizzazione e gestione delle reti energetiche di interesse nazionale e nei rapporti contrattuali». Fra queste si segnala la «rete nazionale di trasporto del gas naturale e le relative stazioni di compressione e centri di dispacciamento»; la «rete nazionale di trasmissione dell'energia elettrica e relativi impianti di controllo e dispacciamento»; «le infrastrutture di approvvigionamento di gas da stati non appartenenti all'Unione europea». Per tutti questi settori e per le società ad essi facenti capo scatteranno quindi gli adempimenti previsti dal decreto n. 21/12. Ad esempio, una società che detiene uno o più degli attivi individuati dal regolamento, avrà l'obbligo di notificare entro dieci giorni alla Presidenza del Consiglio dei ministri ogni delibera che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli «attivi» medesimi o il cambiamento della loro destinazione; identico adempimento scatterà per le delibere aventi ad oggetto la fusione o la scissione della società, il trasferimento all'estero della sede sociale, il trasferimento dell'azienda o di rami di essa in cui siano compresi gli «attivi». La norma del 2012 prevede poi che la società dia anche una informativa completa sulla delibera, atto o operazione, in modo da consentire l'eventuale tempestivo esercizio del potere di veto. Va ricordato che dalla notifica non deriva per la Presidenza del Consiglio dei ministri, né per la società l'obbligo di comunicazione al pubblico (ai sensi dell'articolo 114 del dlgs 58/98). Entro quindici giorni dalla notifica, il Presidente del consiglio comunica l'eventuale veto. La stessa procedura è nella sostanza prevista anche per l'acquisto da parte di un soggetto esterno all'Unione europea di partecipazioni in società che detengono gli attivi individuati come strategici, di rilevanza tale da determinare l'insediamento stabile dell'acquirente in ragione dell'assunzione del controllo della società; in questi casi la Presidenza, se vi è una minaccia effettiva di grave pregiudizio agli interessi essenziali dello Stato, può entro 15 giorni condizionare l'acquisito alla tutela degli interessi minacciati, o opporsi all'acquisto.
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