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Un'ingerenza dalla Civit per deliberazione fuorviante

del 23/03/2013
di: Luigi Oliveri
Un'ingerenza dalla Civit per deliberazione fuorviante
È solo il sindaco competente a nominare il responsabile della prevenzione della corruzione. Tale competenza non può appartenere né al consiglio né alla giunta. Ma non occorre alcun provvedimento per incaricare il segretario comunale. Anche alla luce delle linee guida Anci (si veda altro articolo in pagina) La deliberazione della Civit 15/2013 sul tema, è estremamente fuorviante per gli enti locali. Si rileva confusione tra potestà ordinamentale ed organizzativa e giunge al paradosso di considerare possibile che gli enti locali possano modificare le competenze fissate per legge. A ben vedere, la delibera è un'ingerenza illegittima verso enti la cui autonomia è riconosciuta dalla Costituzione. Essa travalica i compiti della Civit, che in tema di anticorruzione sono definiti dall'art. 1, comma 2, della legge 190/2012, tra i quali non rientra per nulla alcun potere di indicare quale sia l'organo competente ad individuare il responsabile anticorruzione. D'altra parte l'art. 117, comma 2, lett. p), Cost., assegna alla potestà legislativa esclusiva dello Stato la competenza in tema di organi degli enti locali. Dunque, la delibera Civit va qualificata come nulla, perchè adottata in totale ed assoluta carenza di potere, per insanabile violazione delle proprie attribuzioni e della Costituzione. In ogni caso, nel merito la delibera, per quanto nulla, è anche fuori bersaglio. In primo luogo perché non affronta una questione fondamentale: cioè che negli enti locali il responsabile della prevenzione della corruzione non deve essere incaricato, in quanto è individuato direttamente ex lege, ai sensi dell'art. 1, comma 7, della legge 190/2012, nel segretario comunale e provinciale.

La delibera, per come è costruita, lascia, invece, trasparire che l'organo di indirizzo politico debba «costituire» la figura del responsabile, col proprio incarico. Niente di tutto questo. L'organo competente può e deve intervenire nel processo di eventuale attribuzione dell'incarico di responsabile della prevenzione della corruzione solo laddove ritenesse di assegnarlo a soggetto diverso dal segretario comunale. L'assenza di tale precisazione è una grave lacuna della deliberazione, che potrebbe creare non poca confusione negli enti che non prendessero atto della nullità, comunque, della deliberazione stessa.

In secondo luogo, la Civit commette un errore rilevantissimo, nell'affermare che gli enti locali possano decidere se la nomina sia di spettanza di giunta o consiglio, al posto del sindaco. La delibera chiarisce bene che l'organo di «indirizzo politico» non è il consiglio, perché le competenze di questo sono tassativamente enumerate dalla legge. D'altra parte, non può essere nemmeno la giunta, in quanto essa dispone di competenza «residuale», cioè interviene se gli altri organi di governo non sono destinatari di poteri specifici. Ma, l'articolo 50, comma 10, del dlgs 267/2000 assegna al sindaco la competenza ad assegnare gli incarichi dirigenziali.

Dunque, solo il sindaco può incaricare il responsabile anticorruzione negli enti locali, laddove ritenga di sottrarre tale funzione spettante ex lege al segretario.

L'esclusività e tassatività dell'ordine delle competenze tra organi degli enti locali, priva di qualsiasi fondamento l'opinione della Civit, secondo la quale la potestà normativa potrebbe consentire di assegnare a consiglio o giunta indifferentemente il potere di nomina. Statuto e regolamenti locali non possono costituire l'ordine delle competenze degli organi, ma solo meglio definirle e specificarle.

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