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Corruzione, le nomine politiche spettano al sindaco

del 23/03/2013
di: di Antonio G. Paladino
Corruzione, le nomine politiche spettano al sindaco
È il sindaco, quale responsabile dell'amministrazione del comune, che deve nominare il responsabile della prevenzione della corruzione. Nomina che, pur non rinvenendosi nella legge un termine tassativo, è opportuno sia effettuata in tempi strettissimi. Inoltre, in merito alla rotazione dei dirigenti negli uffici ad elevato rischio di commissione dei reati, occorrono regole specifiche per le amministrazioni locali, soprattutto in relazione alle caratteristiche organizzative e dimensionali delle stesse. Infine, è compito della Giunta predisporre il Piano triennale di prevenzione della corruzione.

Sono alcune delle precisazioni che l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) ha messo nero su bianco nel testo di un documento pubblicato pochi giorni fa, fornendo alle amministrazioni comunali le prime indicazioni in materia di anticorruzione, a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 190/2012. Innanzitutto, precisa l'Anci, è fondamentale che occorra procedere alla nomina del responsabile della prevenzione della corruzione. Secondo la legge n. 190, tale figura, salva diversa e motivata determinazione, deve essere individuata nel segretario dell'ente. Sul punto, l'Anci (così come la Civit e la Funzione pubblica) rileva che il soggetto titolare del potere di nomina non può che essere il Sindaco, quale organo di indirizzo politico-amministrativo e che, tra l'altro, è il responsabile dell'amministrazione del comune. Sui tempi, poi, inerenti al provvedimento di nomina, le indicazioni dell'associazione guidata da Graziano Delrio rilevano che la legge non prevede un termine tassativo. Tuttavia, in considerazione anche della predisposizione e della successiva adozione del Piano triennale della corruzione, è opportuno che essa avvenga «in tempi rapidi».

Tra i compiti del responsabile della prevenzione della corruzione, vi è anche la verifica dell'effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento di attività «ad alto rischio» di commissione di reati di corruzione. Su questo versante, l'Anci rileva che la norma presenta profili di «estrema problematicità», in quanto occorrerà effettuare una rotazione di dirigenti che siano pur sempre specializzati professionalmente, ma ci si pone il problema di come affrontare una simile rotazione soprattutto in amministrazioni di piccole e medie dimensioni nelle quali il numero dei dirigenti o di funzionari responsabili è estremamente ridotto. Su questa problematica non di poco conto, l'Anci avrà cura di individuare delle regole specifiche per le amministrazioni locali, in relazione alle caratteristiche organizzative e dimensionali dell'ente. Infine, nel documento in esame, vengono sgomberati i dubbi sull'organo competente ad adottare il Piano triennale di prevenzione della corruzione, il cui termine di adozione originariamente previsto al 31 gennaio scorso è slittato al 31 marzo. È la giunta che vi deve provvedere, in relazione alle sue prerogative ex articolo 48 del Tuel.

Sulla tempistica, anche qui, l'Anci fornisce alcune indicazioni. La legge n. 190 aveva demandato a specifiche intese (entro il 28 marzo) la definizione degli adempimenti da parte degli enti locali. Ma di queste intese, ad oggi, nemmeno l'ombra. Pertanto, nelle more dell'adozione delle stesse, si suggerisce ai comuni di voler adottare «in via prudenziale» un lavoro per la definizione delle «prime misure in materia di prevenzione alla corruzione», così da dare piena attuazione alle disposizioni recate dalla norma e al fine di evitare possibili ripercussioni (leggasi sanzioni) in capo al responsabile della prevenzione, qualora si verifichino episodi di corruzione.

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