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Trattamenti cosmetici: per il lifting si paga l'Iva

del 22/03/2013
di: di Franco Ricca
Trattamenti cosmetici: per il lifting si paga l'Iva
Il lifting non terapeutico paga l'Iva: i trattamenti medici o chirurgici di carattere puramente cosmetico non rientrano fra le prestazioni sanitarie esenti dall'imposta. Nella valutazione delle circostanze, è rilevante il fatto che sia stato un medico abilitato ad eseguire il trattamento o a determinarne lo scopo. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 21 marzo 2013. La questione era stata sollevata dai giudici svedesi nell'ambito di una controversia fra un'impresa del settore sanitario, che aveva chiesto la detrazione dell'Iva ritenendo imponibili le prestazioni eseguite non a scopo terapeutico, e l'amministrazione finanziaria, che aveva negato l'esenzione sul presupposto che anche le prestazioni di chirurgia cosmetica e di chirurgia ricostruttiva dovessero considerarsi esenti dall'Iva. Di fronte alla Corte, i giudici nazionali chiedevano di sapere se l'eventuale scopo di prevenzione oppure terapeutico delle prestazioni di cui trattasi assuma rilievo ai fini della soluzione, e se, in caso di risposta affermativa, per valutare l'esistenza di un tale scopo debba essere presa in considerazione la convinzione soggettiva dei pazienti. Va rammentato che, in Italia, la circolare dell'Agenzia delle entrate 4/2005 ha riconosciuto l'esenzione alle prestazioni di chirurgia estetica «in quanto ontologicamente connesse al benessere psicofisico del soggetto che riceva la prestazione e quindi alla tutela della salute della persona». Nella sentenza di ieri, la Corte richiama la propria giurisprudenza, con la quale è stato chiarito che l'esenzione dall'Iva riguarda prestazioni sanitarie che hanno lo scopo di diagnosticare, di curare e possibilmente guarire malattie o problemi di salute, e che la finalità terapeutica di una prestazione non va intesa in un'accezione particolarmente rigorosa. Rientrano quindi nell'esenzione le prestazioni mediche rese al fine di tutelare, mantenere o ristabilire, la salute delle persone. Per valutare se le prestazioni siano esenti o meno dall'Iva è dunque rilevante lo scopo delle stesse, di modo che anche prestazioni del tipo di quelle controverse, nei limiti in cui abbiano lo scopo di trattare o curare persone che, a seguito di una malattia, di un trauma oppure di un handicap fisico, abbiamo bisogno di un intervento di natura estetica, potrebbero rientrare nelle nozioni di cure mediche o di prestazioni mediche e fruire, quindi, dell'esenzione. Non altrettanto, però, se il trattamento risponde a scopi puramente cosmetici. L'amministrazione finanziaria svedese aveva infatti eccepito che l'indagine sullo scopo della prestazione sarebbe estremamente vincolante per i prestatori di servizi e per le autorità fiscali, prospettando seri problemi di applicazione e di definizione. La Corte ha obiettato che la stessa direttiva prende in considerazione l'ipotesi che il soggetto passivo effettui nel contempo sia attività imponibili sia attività esenti, prevedendo che, in tal caso, la detrazione spetta nella misura del pro rata. Quanto al fatto se occorra prendere in considerazione, per la valutazione dello scopo della prestazione, la convinzione soggettiva dei pazienti, la corte ricorda di avere già precisato che i problemi di salute, suscettibili di dare luogo a operazioni sanitarie esenti, possono essere anche di ordine psicologico; tuttavia, «la semplice convinzione soggettiva che sorge nella mente della persona che si sottopone a un intervento estetico in merito a esso non è, di per sé, determinante ai fini della valutazione della questione se tale intervento abbia scopo terapeutico». Poiché questa valutazione è di natura medica, deve basarsi infatti su considerazioni di tale natura, effettuate da personale qualificato. Il fatto che le prestazioni siano fornite, oppure che lo scopo sia determinato da sanitari abilitati, influisce sulla valutazione della qualificazione come cure o prestazioni mediche.

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