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Operazioni sempre con fattura anche se non rilevanti

del 19/03/2013
di: di Fabrizio G. Poggiani
Operazioni sempre con fattura anche se non rilevanti
Le operazioni non rilevanti sul territorio dello stato devono essere sempre fatturate, se soggette all'inversione contabile nel paese comunitario dove l'operazione è eseguita.

Questa una delle indicazioni fornite dalla Fondazione Accademia romana di ragioneria «Giorgio Di Giuliomaria» nella nota operativa n. 1/2013 avente a oggetto le novità in tema di fatturazione, dopo gli interventi effettuati con la legge di stabilità 2013 (legge n. 228/2012).

Il documento ricorda, innanzitutto, che dal 1° gennaio scorso la numerazione delle fatture deve mantenere una progressività univoca che, di fatto, e dopo l'emanazione della risoluzione n. 1/E/2013 dell'Agenzia delle entrate, è abbastanza discrezionale, giacché è stata ammessa una progressività che, a partire dal n. 1, prosegua senza interruzione fino alla cessazione o si azzeri al termine di ciascun anno solare, iniziando nuovamente nell'anno successivo, potendo abbinare anche l'anno di riferimento in entrambi i casi (per esempio, 1/2013 o 2013/1).

La lettera f), comma 2, dell'art. 21, dpr n. 633/1972 dispone che se il cessionario e/o il committente opera nell'esercizio di attività d'impresa o esercita un'arte o professione e, pertanto, è soggetto passivo Iva, nella fattura deve essere indicato «obbligatoriamente» il numero di partita Iva di detti soggetti o l'identificativo comunitario, se si tratta di soggetti collocati in tale ambito.

Al contrario non risulta obbligatoria l'indicazione in presenza di un consumatore finale-privato o di un ente che non commerciale che opera nell'ambito delle attività istituzionali.

Con riferimento alla fattura cosiddetta «semplificata» ovvero quella emessa per un ammontare non superiore a 100 euro, gli obbligati all'emissione potranno riportare in detto documento il totale dell'operazione e l'aliquota Iva applicata, senza indicare l'imposta dovuta, con la conseguenza che il soggetto ricevente dovrà, ai fini di eseguire correttamente la liquidazione periodica, scorporare l'Iva dal totale indicato.

Gli autori ricordano, peraltro, che tale documento semplificato non può essere emesso per le cessioni comunitarie, di cui all'art. 41, dl n. 331/1993 e per le medesime cessioni assoggettabili all'inversione contabile («reverse charge»).

Con riferimento alle operazioni cosiddette «extraterritoriali» ovvero per quelle operazioni non territorialmente rilevanti in Italia, i soggetti passivi hanno comunque l'obbligo di emettere la fattura sia quando l'Iva è dovuta dal soggetto passivo residente in altro paese Ue che quando l'imposta non è dovuta; le operazioni in cui l'imposta è dovuta sono soggette all'inversione contabile che deve essere indicata in luogo del tributo.

Sul punto gli autori evidenziano le due possibilità (prestazione con Iva assolta o non assolta nel paese comunitario) ed evidenziano che se la stessa prestazione è resa nei confronti di un operatore che deve applicare l'inversione contabile, il soggetto passivo italiano resta obbligato all'emissione del documento (fattura) mentre il soggetto comunitario, destinatario della prestazione, è tenuto all'integrazione del detto documento.

Le operazioni non soggette al tributo, posta la necessaria annotazione in fattura, devono essere considerate nel calcolo del volume d'affari anche se non sono determinanti per l'acquisizione della qualifica di esportatore abituale, con la conseguenza che, per i cedenti e prestatori, la novità introdotta comporta l'emersione di alcune aggravanti come la maggiore facilità di superare il limite al di sotto del quale si ammette la liquidazione con periodicità trimestrale e del limite al di sotto del quale è ammessa la presentazione trimestrale dei listing (Intrastat).

Infine, gli autori ricordano che le operazioni territorialmente non rilevanti ma soggette a inversione contabile nel paese comunitario devono essere fatturate con l'annotazione di operazione soggetta a «inversione contabile», se l'imposta è dovuta dal soggetto passivo sul proprio territorio; il soggetto passivo Iva nazionale dovrà, per le operazioni non soggette al meccanismo appena indicato, identificarsi direttamente o nominare un rappresentante fiscale destinato ad assolvere il tributo all'estero.

Se il tributo non è dovuto, per le operazioni rilevanti territorialmente in paese non comunitario, si rende necessario indicare sulla fattura l'annotazione che si tratta di «operazione non soggetta».

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