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La politica dimentica i problemi del nostro Paese

del 12/03/2013
di: La Redazione
La politica dimentica i problemi del nostro Paese
«Quando finirà il balletto delle trattative più o meno ufficiali, dello scouting più o meno efficace, dei giochini più o meno pericolosi, solo allora partiti e movimenti si accorgeranno dei cumuli di macerie esistenti nel Paese. È incredibile come, chi più chi meno (comunque, nessuno escluso), ci si sia dimenticati dei veri problemi che affliggono il Paese». È questa la denuncia di Rosario De Luca, presidente Fondazione Studi consulenti del lavoro. Che continua: «Come se le elezioni e la paralisi istituzionale che ne è conseguita abbiano il potere di creare una sorta di moratoria o di sospensione degli effetti disastrosi della crisi finanziaria. Si parla infatti di assetti, di alleanze, di cariche e di prospettive istituzionali; non si parla invece di sviluppo, di disoccupazione, di famiglie che non arrivano alla fine del mese. E il peggio deve ancora arrivare, se nessuno ci porrà rimedio». Dalle parole ai fatti, ecco lo scenario che per la Fondazione Studi ha fotografato

CASSA INTEGRAZIONE FINITA

Sta passando inosservata tra i politici, ma non tra chi se ne intende (consulenti del lavoro in testa), una situazione che sarà devastante per il sistema-Paese. Si tratta dell'esaurimento dei fondi destinati alla cassa integrazione, che getterà nella disperazione tutti coloro che hanno perso il lavoro e che attualmente vivono di ammortizzatori sociali. La grande operazione di welfare, posta in essere nel 2009 con l'introduzione delle deroghe alla cigs, ha dato respiro a milioni di famiglie nel periodo di crisi. Ma dalle Regioni viene segnalata l'entrata in riserva dei fondi destinati, che nei prossimi mesi non saranno più bastevoli a fronteggiare le richieste. Cosa ne sarà dei lavoratori licenziati e che non ritrovano lavoro per via dell'assenza di misure mirate allo sviluppo? Cosa ne sarà delle loro famiglie? Chi dei contendenti alla leadership politica se ne sta occupando, foss'anche solo a livello dialettico? Quando saranno assunti provvedimenti utili alle pmi? Sono queste alcune delle tante (ma forse tra le più importanti) contraddizioni del nostro Paese, ma non è l'unica.

LIBERALIZZAZIONI, CHE SALASSO

Che le liberalizzazioni non risolvano nessuno degli italici problemi, non lo testimoniano soltanto gli edicolanti che con l'ennesima azione dimostrativa hanno scioperato contro i disastrosi effetti della «cura-Monti». Le edicole che chiudono al ritmo di 2 mila all'anno sono solo uno degli esempi di come gli interventi dettati dalla visione mercantile siano liberticidi. Aprire un mercato dove vigono tariffe bloccate e non riducibili (leggi costo dei giornali) significa condannare a morte i piccoli imprenditori del settore, cioè farli chiudere. In questi casi infatti concorrenza non fa rima né con miglior servizio né con prezzi più bassi, ma solo con la disperazione di chi vede il reddito della propria famiglia azzerato. Ma vi sono altri fulgidi esempi di intervento liberalizzatore di facciata che non va in favore dei cittadini-utenti, mai come in questo periodo molto citati da politici e movimentisti ma per nulla al centro del dibattito. I problemi si risolvono affrontandoli e non enunciandoli come giaculatorie.

RC AUTO PIÙ CARA

Prendiamo l'esempio dei costi per le polizze di Rc auto, assicurazione obbligatoria e in quanto tale segmento che dovrebbe essere sotto stretta sorveglianza dell'Authority. Com'è noto, il settore della responsabilità civile autoveicoli è stato liberalizzato da qualche anno; quindi, si possono cogliere spunti per un'analisi ex post degli effetti dell'intervento governativo. Bene, basta fare un raffronto comparato tra le tariffe degli altri Paesi Europei per scoprire che gli italiani sono tra coloro costretti a pagare molto di più degli abitanti di altri Stati. Per esempio, in Italia si paga il 75% in più che non in Germania e il 100% in più che non in Francia. Dunque, dopo il primo periodo di osservazione del fenomeno della liberalizzazione del settore, il risultato è esattamente il contrario di quello declamato e sbandierato: i prezzi aumentano e i cittadini non ci guadagnano nulla, anzi, tutt'altro. Cui prodest?

ENERGIA AL TOP

C'è poi un altro settore mai sfiorato da alcun intervento di riforma, assieme a quello bancario; parliamo dell'energia il cui costo in Italia è mediamente superiore del 20% rispetto agli altri Paesi europei. Un costo che incide pesantemente sullo sviluppo del sistema industriale e commerciale, esattamente come il costo del lavoro. In entrambi i casi non c'è ombra di intervento del decisore pubblico, né - in questo momento - di un serio dibattito mirato alla risoluzione e al miglioramento della precaria situazione creatasi in Italia. E allora, torniamo all'interrogativo iniziale. Quando saranno adottate misure utili allo sviluppo delle pmi e, quindi, alla ripresa dell'occupazione?

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