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Solo il rischio per la salute ferma le nuove aperture

del 12/03/2013
di: Marilisa Bombi
Solo il rischio per la salute ferma le nuove aperture
Non può essere negata l'apertura di un esercizio di somministrazione, o di vendita, se non dimostrando un eventuale contrasto connesso alla tutela della salute dei lavoratori, dell'ambiente, compreso quello urbano, e dei beni culturali. E ciò in relazione al fatto che è del tutto irrilevante la circostanza che regioni e comuni non abbiano ancora adeguato il proprio ordinamento ai principi di liberalizzazione stabiliti dallo stato. Perché l'art. 31, comma 2, del dl 201/2011, (conv. legge 214/2011) aveva stabilito il termine per il loro adeguamento al 30 settembre 2012. In sostanza, con la sentenza n. 276 depositata il 28 febbraio scorso, il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, Sezione seconda, ha affermato che da fine settembre è già operativo il processo della cosiddetta liberalizzazione delle attività economiche private. Peraltro, ha precisato il Collegio, non può essere trascurato il fatto che con il decreto legge n. 1 del 2012 (conv. legge 27/2012) all'art. 1, comma 2, è stato stabilito che le disposizioni recanti divieti o restrizioni all'esercizio delle attività economiche vanno interpretate e applicate in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle finalità di interesse pubblico generale e ammette solo i limiti, i programmi e i controlli necessari a evitare possibili danni alla salute, all'ambiente, al paesaggio, al patrimonio artistico e culturale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Se, quindi, il legislatore ha voluto perseguire l'intento della cosiddetta liberalizzazione, nel senso di una «razionalizzazione della regolazione» (Corte cost., sentt. n. 200/2012 e 8/2013) che tenda alla rimozione degli esistenti limiti all'accesso al mercato, è evidente che le autorizzazioni possono essere negate soltanto se, oltre alla necessità di salvaguardare la piena concorrenza e la pari opportunità tra tutti gli operatori, non vengono violati anche i valori sensibili della salute, del lavoro, dell'ambiente, compreso quello urbano.

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