«Un monito, quello che emerge da questa sentenza, che giunge a confermare una linea giurisprudenziale già consolidata. Occorre pertanto guardarsi bene dal proferire ingiurie nei confronti di un professionista, quale è il tributarista, che oggi, a fronte della Legge 4/2013, vede riconosciuta la sua qualificazione professionale anche dal Legislatore», ha così commentato la sentenza il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone.
Ma veniamo ai fatti. La vicenda trae origine dalla querela presentata dal tributarista associato Lapet che, in un'assemblea a cui era stato incaricato di prendere parte in forza di delega conferitagli da alcuni soci, si era sentito rivolgere frasi offensive sulla sua serietà professionale.
Il primo giudice, pertanto, già condannava l'imputato che, avverso al giudizio, proponeva appello. Nel merito di secondo grado quindi, il tribunale di Gaeta, sostenendo le motivazioni di colpevolezza del primo giudice, procedeva alla condanna e come da dispositivo, al pagamento di tutte le spese.
L'onore e il decoro dell'affermato tributarista dell'associazione nazionale Lapet è salvo. «Questa sentenza infatti giunge a conferire piena dignità non solo al nostro associato ma, in un'ottica ben più ampia dà riconoscimento a una intera categoria. Il fatto che gli stessi tribunali continuano a darci ragione, ci spinge a proseguire nella nostra attività non solo di rappresentanza, ma soprattutto di tutela della figura professionale del tributarista», ha aggiunto Falcone.
