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Il paradosso del meccatronico.Imprese ferme per cavillo

del 08/03/2013
di: La Redazione
Il paradosso del meccatronico.Imprese ferme per cavillo
La nascita di nuove imprese meccaniche ed elettrauto è letteralmente paralizzata, perché non esistono norme attuative per le nuove attività meccatroniche. In pratica, gli aspiranti meccatronici non possono attestare l'esperienza maturata, quale titolo abilitante, perché non è mai esistita fino ad oggi nella realtà un'impresa meccatronica. Ma solo imprese meccaniche o elettrauto. Ma andiamo con ordine.

Il 5 gennaio di quest'anno è nato il «meccatronico», istituito dalla legge n. 224/2012. Il nome, piuttosto criptico, sta a indicare l'evoluzione di una categoria professionale. Il meccatronico, infatti, non spunta dal nulla, ma è la semplice presa d'atto di una inarrestabile evoluzione dettata dallo sviluppo tecnologico, che ha reso semi-inesistente ogni differenza tra interventi meccanici ed elettronici sui veicoli.

Così, tutte le associazioni di categoria hanno visto con favore l'azione del legislatore che, modificando l'articolo 1 della legge sull'autoriparazione (n. 192/92), ha accorpato le due sezioni, meccanica ed elettrauto, nell'unica sezione professionale del meccatronico.

A fronte di ciò, però, sul piano pratico la nuova legge ha innescato problemi non da poco. Così gravi da far dire alla Cna che «se non si interviene al più presto la normativa aggraverà il blocco delle iscrizioni di nuove imprese nel settore».

Perché questo allarme? Perché, nel testo di legge, non è stata prevista alcuna norma transitoria per le nuove imprese, mentre esiste per le attività già operative. Di conseguenza, la nascita di nuove attività meccatroniche è semplicemente bloccata.

Secondo la Cna «molte imprese non hanno l'autorizzazione a iscriversi presso le locali camere di commercio perché non esistendo più il vecchio sistema», quello delle sezione separate di meccanica e di elettrauto, «e non potendosi applicare nei fatti il nuovo sistema, tutti gli autoriparatori che si presentano alle camere di commercio vengono respinti in quanto non meccatronici». E tutto perché «non esiste a oggi e per i prossimi mesi se non per i prossimi anni la figura unica del meccatronico». Un nodo gordiano, insomma. Un paradosso che Mario Turco, responsabile nazionale della Cna/Autoriparazione, spiega così: «Le nuove imprese di settore nascono sulla base dell'esperienza professionale maturata in altre attività. In sostanza, si tratta di tecnici che si mettono in proprio. E la loro esperienza, acquisita negli anni, viene riconosciuta quale titolo professionale abilitante all'apertura delle nuove imprese. Solo che le nuove imprese meccatroniche esistono sulla carta. Non nella realtà. Dunque, gli aspiranti imprenditori hanno potuto solo maturare requisiti professionali da meccanico. O da elettrauto. Che non sono sufficienti ad aprire una nuova impresa meccatronica».

La ricetta. La Cna ha le idee chiare sul da farsi. Lo spiega in una nota: bisogna «definire insieme al ministero dello Sviluppo economico una soluzione pratica ed immediata al problema». Cioè, «costruire un dispositivo tecnico (una circolare interpretativa, un parere competente o qualcosa del genere) che permetta di estendere gli effetti delle norme transitorie presenti nella legge per le imprese già operanti, anche sulle nuove imprese». Secondo la Cna questo permetterebbe alle camere di commercio di poter accettare le nuove iscrizioni, evitando così di bloccare il settore dell'autoriparazione, che «in questo momento ha bisogno di aiuto e non certamente di problemi».

In pratica, spiega l'organizzazione d'impresa, «una persona, che al momento può solo avere i requisiti o del meccanico o dell'elettrauto, potrà chiedere di essere iscritto nel registro delle imprese di autoriparazione o nell'albo delle imprese artigiane, settore autoriparazione». A quel punto, «la camera di commercio lo iscrive», dietro impegno della stessa persona a «integrare le sue competenze in determinato lasso di tempo»: in sostanza, il meccanico integrerà le sue competenze con quelle dell'elettrauto. E viceversa. Il tutto attraverso la frequentazione di corsi teorico-pratici da superare con esito positivo. Che poi è lo stesso iter che la legge prevede per le imprese già in attività. Queste, tra l'altro, hanno cinque anni di tempo per mettersi in regola.

Il paradosso. Qui, la denuncia della Cna/Autoriparazione è forte: «Il ministero dello Sviluppo economico è insensibile alle nostre grida d'allarme», si legge in una nota dell'organizzazione. «Abbiamo chiesto un incontro urgente da alcune settimane. E mentre si allunga la lista delle imprese che chiudono e degli operai licenziati o in cassa integrazione, qui ci permettiamo il lusso di bloccare lo start up di nuove imprese e dunque di nuova occupazione».

Luigi Chiarello

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