Consulenza o Preventivo Gratuito

Mef: magistrati tributari, a rischio l'indipendenza

del 01/03/2013
di: Valerio Stroppa
Mef: magistrati tributari, a rischio l'indipendenza
Nuovo attacco all'indipendenza della magistratura tributaria. L'imminente riorganizzazione del ministero dell'economia renderà ancora più incisiva l'ingerenza del Mef sulle attività di supporto a quella giurisdizionale. È pertanto necessario trasferire l'amministrazione della giustizia fiscale da via XX Settembre a palazzo Chigi. A lanciare l'allarme è stato ieri Ennio Attilio Sepe, presidente nazionale Amt, intervenuto in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario tributario per il Lazio. In primo luogo è stata ripercorsa l'annosa questione del potenziale conflitto di interessi in capo all'Economia, che da un lato organizza l'assetto e il funzionamento dei processi e dall'altro ne è parte in causa. La vicenda ha registrato, peraltro, nell'estate 2011 la sottrazione ai presidenti di commissione del potere di vigilanza sui servizi di segreteria, assegnato pure questo al Mef. Ora si profila un ulteriore intervento. «Il nuovo regolamento di organizzazione del Mef», spiega Sepe, «ormai ultimato e di imminente emanazione, all'articolo 16 definisce gli uffici di segreteria delle commissioni tributarie “organi locali” del ministero e statuisce, in maniera espressa, che il relativo personale, unitamente a quello degli uffici di supporto al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria “dipendono” dal Dipartimento delle finanze». Una decisione che l'Amt critica fortemente. «La madre di tutte le riforme di cui ha bisogno la giustizia tributaria», osserva Sepe, «è l'attribuzione di ogni competenza amministrativa sulle commissioni alla presidenza del consiglio dei ministri, così come è previsto per la giustizia amministrativa e contabile, alle quali può essere assimilata la giustizia tributaria». Il numero uno dell'associazione ha poi ribadito l'importanza di salvaguardare la presenza di magistrati laici nelle Ctp e Ctr italiane. Una “specie” che sembra destinata a una graduale estinzione per effetto dell'ingresso di 960 giudici di carriera e della successiva immissione di centinaia di soprannumerari (anche questi togati) man mano che i posti si renderanno vacanti. «Se il dl n. 98/2011 prevede una presenza di due terzi di magistrati togati nelle Ctr», conclude Sepe, «è auspicabile che nelle Ctp permanga la presenza dei laici almeno per la metà dei componenti».

vota