Consulenza o Preventivo Gratuito

Rapporto Camere aperte: Mario Monti vuol dire fiducia

del 06/02/2013
di: di Francesco Cerisano
Rapporto Camere aperte: Mario Monti vuol dire fiducia
Mario Monti vuol dire fiducia. Su 110 leggi approvate nel 2012 sotto il governo dei Professori, 51 sono state blindate in parlamento. Il programma del governo tecnico ha trascurato scuola, welfare, opere pubbliche. Mentre l'Agenda Berlusconi, rispetto a Monti, ha messo in secondo piano previdenza, edilizia e casa. Nel complesso il parlamento, nel corso della sedicesima legislatura che volge al termine, si è occupato soprattutto di economia, diritto, imprese e lavoro. Lasciando in coda la politica estera, l'assistenza sociale, le opere pubbliche, la scuola e l'ambiente. La parola federalismo, poi, è passata da essere al centro del dibattito parlamentare a scomparire del tutto. Con Berlusconi le camere si sono maggiormente concentrate sugli enti locali, con Monti sulla pubblica amministrazione centrale. E le tasse? Il parlamento se ne è occupato in egual misura sotto i due governi. È quanto emerge dal rapporto «Camere aperte 2013», curato dall'associazione Openpolis per monitorare e valutare l'attività di deputati e senatori attraverso l'analisi di dati e statistiche. L'indagine ha certificato come nella sedicesima legislatura (2008-2013) si sia ulteriormente accentuata la trasformazione del parlamento in «votificio». Rispetto a cinque anni fa le camere hanno lavorato lo stesso numero di ore, producendo però il triplo delle leggi. Un improvviso boom di efficienza? Manco per sogno. La ragione è che tutti (o quasi) i provvedimenti approvati erano di iniziativa governativa. Nella legislatura appena trascorsa palazzo Chigi ha avuto la paternità del 77% delle leggi approvate (decreti o ddl), mentre solo il 23% è stato frutto del parlamento. L'influenza del governo ha raggiunto il massimo con Berlusconi (80%) ed è scesa al 68% con Monti. Quando è stato l'esecutivo a prendere l'iniziativa, le chance di successo sono state del 34%. Se invece la proposta di legge è arrivata dal parlamento le probabilità si sono ridotte al lumicino (1%). Delle 387 leggi approvate in cinque anni ben 297 sono state di origine governativa (e con un iter di 130 giorni) e solo 90 quelle parlamentari (il cui iter però ha richiesto più di 600 giorni). E il ricorso alla fiducia si è fatto sistematico. La tendenza già marcata durante il governo Berlusconi, è esplosa durante l'anno in cui Monti è stato a palazzo Chigi. L'esecutivo tecnico ha approvato quasi una legge su due (51 su 110) tramite il ricorso alla fiducia, nonostante il governo dei professori disponesse della maggioranza parlamentare più ampia nella storia della repubblica (circa 500 deputati e 250 senatori in più rispetto alle opposizioni). Silvio Berlusconi in quattro anni da premier si è fermato a 45 voti di fiducia.

Ad un parlamento spogliato del potere legislativo non è stata neppure riconosciuta la sua funzione di controllo sull'operato del governo. L'esecutivo Berlusconi ha risposto poco (39%) a interrogazioni e interpellanze, mentre Monti ha fatto peggio (29%). Un segno di disattenzione verso le camere che le camere hanno ricambiato. Con Monti il tasso di assenteismo dei parlamentari è passato dal 13,80% al 18,40%. I parlamentari mediamente assenti al voto sono stati 182 su 950 (contro i 133 del governo Berlusconi).

vota