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Propensione al rischio? Tango bond sul groppone

del 31/01/2013
di: Dario Ferrara
Propensione al rischio? Tango bond sul groppone
Non riavrà i suoi soldi il risparmiatore che investì in tango bond dichiarando alla banca la sua propensione al rischio. E ciò anche se l'acquisto dei titoli dall'evidente natura speculativa avviene giusto alla vigilia del default delle obbligazioni provenienti da Buenos Aires. È quanto emerge dalla sentenza 2185/13, pubblicata il 30 gennaio dalla prima sezione civile della Cassazione.

Rating sincero - Confermata la sentenza sfavorevole all'investitore in riforma della decisione del giudice di prime cure che dichiarava la risoluzione del contratto di acquisto dei titoli. In realtà la risparmiatrice non può lamentare un'omessa informazione da parte dell'intermediario: nel sottoscrivere la negoziazione la signora ammette di possedere una certa esperienza in materia di mercato mobiliare (addirittura «approfondita» secondo il contratto). E tace la sua situazione finanziaria oltre a confermare di avere una propensione al rischio medio alta. Le obbligazioni «incriminate», d'altronde, sono classificate all'atto dell'acquisto come «speculative grade» dalle agenzie di rating. Un mese dopo - fatalità - vengono a galla le prime avvisaglie del default. Ma al momento di firmare la risparmiatrice è perfettamente in grado di comprendere la portata dell'investimento che sta effettuando.

Correttezza e buona fede - Inutile poi eccepire vizi di forma rispetto alla sottoscrizione del contratto, con particolare riferimento agli ordini telefonici e alla relativa registrazione delle chiamate. In verità la prescrizione del regolamento Consob che impone di archiviare su di un supporto magnetico o elettronico il contenuto della conversione fra investitore e broker riconosce da una parte la legittimità degli ordini impartiti «via filo» dal cliente e dall'altra si risolve in una disposizione che opera sul piano della prova soltanto per ricostruire il contenuto degli ordini laddove emerge un contrasto. E non è il nostro caso, in cui non si controverte sui titoli acquistati.

Ancora: in base alle regole vigenti all'epoca deve escludersi che vi fossero ulteriori stringenti obblighi di informazione durante l'esecuzione del contratto né un adempimento del genere può essere invocato dall'investitore in nome dei più generali principi di correttezza, buona fede e diligenza nell'esecuzione del contratto quadro. Bocciata la censura che imputa alla banca un conflitto di interessi: la negoziazione in contropartita è un servizio di investimento cui l'intermediario risulta ben autorizzato. Alla signora non resta che pagare le spese di lite.

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