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Servizi di domiciliazione, niente contratto scritto

del 26/01/2013
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Servizi di domiciliazione, niente contratto scritto
Nei rapporti di domiciliazione e fornitura di spazi esterni o interni non è indispensabile il contratto scritto; basta infatti l'inerenza e la tracciabilità bancaria. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 1/22/2013 emessa dalla sezione prima della Ctr del Lazio e depositata in segreteria il 7 gennaio scorso. La vicenda tratta del mancato riconoscimento di costi relativi a servizi di domiciliazione dedotti dalla società con quattro fatture; la mancata formalizzazione di un accordo scritto ne impediva la deduzione, in quanto gli accordi risultavano esclusivamente da documenti unilaterali, non idoneamente documentati; il rilievo scaturiva da un processo verbale di constatazione con cui l'Agenzia erariale recuperava i costi di domiciliazione non supportati da un contratto scritto, inteso come accordo tra le parti per regolare od estinguere un rapporto giuridico patrimoniale. Gli accertatori, infatti, reputavano che la prestazione di servizi e accessori di domiciliazione richiedesse necessariamente la formalizzazione tramite un accordo contrattuale. La Commissione provinciale, chiamata a decidere sul punto, ha rigettato il ricorso della società e stabilito che, necessariamente, la prestazione, per essere deducibile ai fini fiscali, necessitava di essere formalizzata mediante un accordo contrattuale scritto. La Commissione regionale di Roma ha ribaltato completamente la decisione dei giudici provinciali e stabilito che, nel caso specifico, non è richiesta la predisposizione di un contratto scritto. «In forza dell'autonomia contrattuale prevista dall'articolo 1322 del codice civile», osservano i giudici di secondo grado, «le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto concludendo anche accordi che non appartengono a quelli aventi una disciplina particolare. Quanto alla forma del contratto», aggiunge il collegio, «la forma scritta è prevista solo per gli atti indicati dall'articolo 1350 del codice civile». La Commissione prosegue l'esame della prestazione dedotta nella fattura e stabilisce che la prestazione di «servizi ed accessori per la domiciliazione» non richieda la forma scritta e la sua sussistenza, dunque, possa essere provata con ogni altro mezzo. In conclusione, la Commissione precisa che, dal punto di vista fiscale, il contribuente è tenuto a provare che la prestazione dedotta in una fattura sia direttamente correlata alla propria attività e come tale deducibile, e ciò sotto il duplice profilo dell'inerenza e dell'effettività della prestazione, con la ulteriore dimostrazione della tracciabilità dei pagamenti.
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