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La notizia corre sul web, l'approfondimento no

del 25/01/2013
di: Nando Santonastaso
La notizia corre sul web, l'approfondimento no
Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla crisi della carta stampata in Italia farebbe bene a ricredersi: perché secondo le ultime stime relative alla diffusione dei quotidiani e dei periodici si è passati dai circa 6 milioni di copie di dieci anni fa agli attuali 3,5 milioni. Un tonfo talmente evidente e, per di più, in così poco tempo da non lasciare prevedere margini di recupero a breve o medio termine. Anzi, la sensazione è che peggiorerà ancora, dando ragione a quanti ritengono che ormai il mondo dell'editoria cartacea se non è alla canna del gas è sicuramente alle prese con un profondo disagio strutturale. Colpa del web? In gran parte sì, ma se si attribuisce alla parola «colpa» un significato costruttivo, dinamico, non di condanna, di prevaricazione.

I giornali cartacei non spariranno nonostante l'avanzata irresistibile delle nuove tecnologie dell'informazione. La loro sopravvivenza, però, è legata a una serie di scelte da compiere subito, senza indugi. La prima è di trasformarsi non più, come continua in gran parte ad avvenire ancora oggi, negli unici depositari della notizia ma in uno strumento di informazione che deve interagire con quelli chiamati per la loro stessa natura a diffondere subito la notizia, siano i network o il sistema online degli stessi quotidiani. Da sola la stampa cartacea non farà più tanta strada perché i suoi lettori sono in media più anziani che giovani, perché ha troppi concorrenti più «veloci» con cui misurarsi, perché la società dai ritmi frenetici e spesso incontrollabili impone letture rapide per essere aggiornati su ciò che accade nel mondo. E anche il più piccolo dei formati cartacei di un quotidiano o le stesse riviste di categoria non riusciranno a soddisfare questa domanda.

E allora che fine farà la carta stampata? Sarà sempre più destinata a un pubblico di lettori di nicchia, abituati a leggere al di là dello strillo della notizia, del «mordi e fuggi» di mezzi tecnologicamente innovativi (dai telefonini agli iPhone, ai tablet che peraltro hanno aperto comunque un'altra strada alternativa ai giornali) ma che mal si conciliano con l'ansia di capirne di più. Si pensi agli approfondimenti sui temi economici che riempiono sempre più le pagine dei maggiori quotidiani nazionali o alle inchieste che, finalmente, torneranno a impegnare i giornalisti molto più e molto meglio del recente passato.

E proprio questa nuova dimensione dei quotidiani servirà e molto anche al web. Perché, paradossalmente, saranno proprio i giornali più «pensati» e attenti a rispondere alle mutate domande dei lettori a controllare l'efficacia e la credibilità dei nuovi media elettronici. Forse si invertiranno le parti, con la carta stampata chiamata a dover mostrare l'onere della prova (redditometro docet) alle immagini o al lancio di una notizia da parte di un social network. Un tempo si diceva: «Se lo ha detto la televisione è vero». Domani forse sarà necessario che al cinguettio di un twitter si accompagni anche la sana verifica di un quotidiano. Se non ci fosse, saremmo tutti più poveri: di idee e di certezze.

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