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Ripresa economica: burocrazia, freno alla crescita

del 25/01/2013
di: La Redazione
Ripresa economica: burocrazia, freno alla crescita
Burocrazia e incentivi fiscali. La prima da abbattere, i secondi da sviluppare. La strada per sostenere la ripresa e rimettere in moto l'economia per i periti industriali passa anche da qui. Da due proposte concrete che mettono al centro i problemi veri del paese e che possono individuare percorsi virtuosi sulla strada della crescita e dello sviluppo. Dunque abbattere la selva degli adempimenti burocratici è la prima delle esigenze: la burocrazia è un vero problema strutturale del paese che in molti casi rallenta e rende impossibile qualsiasi normale avvio di attività professionale.

«Ecco perché», dice Giuseppe Jogna presidente del Cnpi, «è fondamentale avviare una drastica riduzione degli adempimenti burocratici obbligatori che gravano su qualsiasi progetto e che dilatano, quando addirittura bloccano, i tempi di autorizzazione. La stratificazione delle norme differenti da regione a regione o da comune a comune», dice ancora Jogna, «la soggettività dei pareri, la mancata responsabilizzazione dei tecnici delle pubbliche amministrazioni rendono il nostro lavoro (e non solo) sempre più complicato». Bisogna rendere le procedure rapide, immediate, senza bisogno di troppi intermediari, bisogna evitare di produrre e scambiare infiniti documenti cartacei in nome della «semplificazione», con un abbattimento non solo di tempi ma anche di costi.

C'è poi il tema della fiscalità. Per i periti industriali è necessario dare il via a nuove iniziative per introdurre agevolazioni fiscali che prevedano la detrazione in diversi anni e in sede di dichiarazione dei redditi, di una percentuale dei costi sostenuti, per esempio, per la messa a norma di tutti gli impianti potenzialmente pericolosi o anche per la realizzazione del Fascicolo del fabbricato. Un meccanismo che potrebbe mettere in moto un circuito virtuoso con benefici diretti anche per l'occupazione del settore, con il risultato, secondo le prime stime, di creare nuovo lavoro per 200 miliardi di euro entro il 2020.

C'è poi il tema del recupero di alcuni fatiscenti centri storici che potrebbero essere riscattati grazie all'investimento dei privati e che invece per ora, nel più rumoroso silenzio, giacciono in uno stato di vergognoso abbandono. Insomma proposte in nome della sicurezza e del risparmio che dovrebbero essere ascoltate.

Eppure la politica non solo non ascolta i professionisti, ma sembra anche essersi dimenticata della presenza di oltre 2 milioni di soggetti. Nei programmi elettorali e nei dibattiti televisivi, dei professionisti, di quel settore economico cioè che, nonostante la crisi e appunto la burocrazia, continua a dare segnali di vitalità, a creare posti di lavoro, a investire e innovare, non vi è traccia. Ci si aspettava una sensibilità differente, specie in questa stagione elettorale. Eppure non è arrivato alcun segnale. Nessun riferimento politico alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo di un comparto che solo muove un volume d'affari complessivo di 195,8 miliardi di euro, pari al 15,1% del pil. E soprattutto nessun ascolto reale delle voci di chi da sempre ha messo a disposizione i saperi con la consapevolezza che ogni processo riformatore non può essere attuato senza l'apporto di chi ha fatto della specializzazione e delle conoscenze tecniche e scientifiche il principio ispiratore di ogni propria azione.

Le soluzioni per una reale ripresa economica possono nascere soltanto da un dialogo intenso tra chi fa la professione e chi fa le norme. «Abbiamo bisogno», chiude infine Jogna, «di una politica che ascolti e sia in grado di considerare le proposte dei professionisti e che non si limiti a giudizi superficiali spesso usati in passato nei nostri confronti. Solo dentro questo nuovo orizzonte comune di dialogo possiamo sperare nel cambiamento».

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