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Per il reato di concussione serve la minaccia

del 23/01/2013
di: di Dario Ferrara
Per il reato di concussione serve la minaccia
Concussione solo con minaccia. Dopo la riforma introdotta dalla legge 190/12 affinché si configuri il reato ex articolo 317 c.p. serve la minaccia, per quanto implicita, da parte del politico al dirigente pubblico che l'imprenditore andrà incontro a una lesione patrimoniale e non, che può essere costituita da danno emergente o lucro cessante. Nella fattispecie nuova dell'induzione ex articolo 319-quater c.p. rientra invece un'azione più blanda, che si configura quando chi è a caccia della mazzetta prefigura chi tratta con la pubblica amministrazione conseguenze sì sfavorevoli, ma che comunque scaturiscono dall'applicazione della legge: ecco perché in questo caso è punibile anche il soggetto indotto che pure mira a un risultato illegittimo per il suo tornaconto. La riforma comunque non affossa i processi perché c'è perfetta continuità fra vecchie e nuove norme. È quanto emerge dalla sentenza 3251/13, pubblicata il 22 gennaio dalla sesta sezione penale della Cassazione.

Si parte sempre dall'abuso di qualità o di poteri. Nella specie il sindaco del Comune pretende soldi dall'imprenditore, facendo intendere che altrimenti la commissione edilizia rinvierà sistematicamente la trattazione delle richieste dei permessi di costruire. La novella risulta rilevante ai fini del favor rei. Non può essere l'abuso prospettato in forma più o meno blanda il criterio per distinguere fra la vecchia concussione e la nuova fattispecie di induzione. Non sarebbe giusto punire anche l'imprenditore che si piega a una minaccia. Risulta invece legittimo sanzionare chi aderisce a una violazione della legge per un suo tornaconto. Scatta il reato di cui all'articolo 317 c.p. solo se c'è una qualunque forma di violenza morale ai danni dell'imprenditore. Si configura invece l'induzione quando il danno prospettato scaturisce comunque dalla legge. Parola al giudice del rinvio.

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