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Gli incrementi patrimoniali hanno effetti distorsivi

del 23/01/2013
di: La Redazione
Gli incrementi patrimoniali hanno effetti distorsivi
L'applicazione del vecchio concetto sugli incrementi patrimoniali al nuovo redditometro può provocare un effetto distorsivo: meglio mantenere i principi del decreto del dicembre 2012 che, immediatamente, tengono conto dell'investimento netto. La suddivisione su base pluriennale su una spesa, se dovesse avvenire con le regole seguite oggi dagli uffici, riporterebbe alla luce una tipologia di presunzione che ha effetti non in linea con le nuove disposizioni di legge. Sul punto, la sensazione è che l'Agenzia delle entrate voglia rincorrere alcune delle critiche formulate al nuovo strumento di accertamento ma, sul punto, è importante che eventuali modifiche non ripropongano i problemi di inattendibilità del vecchio redditometro.

Gli incrementi patrimoniali sino al 2008. Il precedente articolo 38, comma 5 del dpr n. 600 del 1973 prevede che nel caso gli uffici determinino sinteticamente il reddito del contribuente, un investimento effettuato in un anno venga suddiviso per quinti secondo una logica che, di base, può anche apparire corretta. Individuare cioè la quota di risparmio accumulata e che si esprime, mediante l'effettuazione di un investimento, in un dato periodo di imposta. Se la logica è corretta, le distorsioni applicative che ne derivano in sede di accertamento da un punto di vista pratico sono a volte macroscopiche. Ad esempio, negli accertamenti notificati alla fine del 2012, per il periodo di imposta 2007, gli uffici considerano come quota di reddito imponibile una parte di investimento effettuato, ad esempio, nel 2010 cioè in vigenza del nuovo redditometro. Questo modo di procedere appare del tutto inconferente perché:

-Considera appunto un investimento pro quota per il passato quando lo stesso dovrebbe ricadere nelle nuove disposizioni;

-Duplica la rilevanza di un investimento effettuato nel 2010 che potrebbe essere sfruttato come elemento di accertamento anche per tale anno.

Sul punto, si è già espressa la giurisprudenza di merito (ad esempio la Ctr del Lazio con sentenza n. 456 del 2011) nella quale si è affermato un principio del tutto condivisibile. Nel senso che un investimento patrimoniale può rilevare a ritroso solo se effettuato nell'anno di accertamento. In altri termini, se si deve accertare il 2008 quello che conta è l'investimento 2008 che viene spalmato per gli anni precedenti ma non può a questi fini rilevare un investimento fatto dal 2009 in avanti.

Gli incrementi patrimoniali nel nuovo redditometro. Il decreto del dicembre 2012, sul punto, è molto chiaro anche se assume una posizione diversa da quella che la stessa Agenzia delle entrate aveva inizialmente prospettato ad esempio nella circolare n. 28 del 2011.

Nel documento di prassi era stato infatti affermato che il criterio era quello di cassa considerando dunque quanto in un dato anno il contribuente avesse speso per un acquisto.

Sulla base di questo concetto, sembrava dunque che l'acquisto di un immobile per 300 mila euro con un acconto di 50 mila euro pagato nel 2010 dovesse rilevare, per il 2010, appunto per i soli 50 mila euro.

Leggendo la tabella A del decreto la conclusione è diversa ma appare decisamente più logica rispetto alla norma precedente. Si legge infatti che se viene effettuato un investimento, lo stesso deve essere rilevato, ai fini del redditometro per l'importo al netto di eventuali disinvestimenti e dei finanziamenti. In tal modo, comunque, si individua la spesa effettiva dell'anno. Ad esempio, l'acquisto dell'immobile di 300 mila euro nel 2010 a fronte del quale il contribuente contrappone un disinvestimento di 100 mila euro e un mutuo di 150 mila euro rileva, ai fini del redditometro, per 50 mila euro.

A questi 50 mila euro si sommano le rate di mutuo pagate nell'anno e l'importo complessivo di fatto rappresenta l'effettiva «spesa» per l'acquisto dell'immobile. Nella sostanza, il nuovo decreto pare contenere in sé il concetto di prova contraria, cosa che invece con riferimento al vecchio redditometro costituisce oggetto di contraddittorio con gli uffici che, peraltro, molto spesso formulano una osservazione del tutto priva di fondamento quale quella relativa alla dimostrazione della correlazione diretta tra spesa e flusso incassato.

Con il nuovo redditometro, invece, il contribuente deve semplicemente verificare che i 65 mila euro di spesa effettiva siano coperti da altri redditi o comunque da disponibilità accumulate anche in anni precedenti senza preoccuparsi di effetti di divisione dell'investimento che interessano più anni.

In altri termini, laddove l'Agenzia dovesse intervenire sul nuovo concetto di incremento patrimoniale, il rischio reale è che si ripropongano le medesime problematiche del vecchio redditometro anche in relazione a un contraddittorio estremamente difficile con gli uffici dell'amministrazione finanziaria. In linea di principio, i contenuti del decreto appaiono più in linea con una rappresentazione reale della effettiva capacità contributiva da assoggettare a tassazione nel singolo periodo di imposta.

Duilio Liburdi

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