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Abuso di diritto colpisce i contratti d'azienda

del 23/01/2013
di: La Redazione
Abuso di diritto colpisce i contratti d'azienda
L'abuso del diritto colpisce pesantemente i contratti fra aziende. Infatti, l'amministrazione finanziaria può bollare come elusiva un'operazione commerciale che contrattualmente è inquadrata dal contribuente in modo corretto ma che in realtà ha una causa reale che produce un indebito risparmio d'imposta.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 1405 del 22 gennaio con la quale la sezione tributaria fa anche un'altra importante precisazione: il diritto alla detrazione Iva non sorge automaticamente con l'emissione della fattura. Dunque la sezione tributaria, con una lunga e interessante motivazione, ha bocciato il ricorso di un'impresa romana che aveva ceduto un terreno, 103 ettari, sul quale insisteva un'azienda agricola. Su parte della vendita la società aveva scontato l'imposta di registro per cessione d'azienda, sull'altra, invece, l'Iva, considerando la parte dell'immobile svincolato dall'attività agricola. Ad avviso del fisco, invece, tutta l'operazione avrebbe dovuto essere sottoposta a imposta di registro e non all'Iva e ciò al di là di come l'operazione commerciale era stata inquadrata nel contratto. Per negare la detrazione l'amministrazione finanziaria ha quindi sostenuto che per il principio dell'abuso del diritto gli intenti negoziali possono essere ignorati.

Sul punto in sentenza si legge che «ancorché non si prescinda dall'interpretazione della volontà negoziale secondo i canoni generali, nell'individuazione della materia imponibile dovrà darsi la preminenza assoluta alla causa reale sull'assetto cartolare. Ne consegue la tangibilità, sul piano fiscale, delle forme negoziali, in considerazione della funzione antielusiva sottesa alla disposizione in parola. Sicché l'autonomia contrattuale e la rilevanza degli effetti giuridici dei singoli negozi restano necessariamente circoscritti alla regolamentazione formale degli interessi delle parti, perché altrimenti finirebbero per sovvertire i detti criteri impositivi». Sul fronte della detraibilità dell'Iva la Cassazione ha ribadito che «l'esercizio del diritto di detrazione contemplato dalla sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE, non si estende all'imposta dovuta esclusivamente per il fatto di essere indicata nella fattura»

Debora Alberici

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