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Rivalutazione delle pensioni, cielo grigio sull'Epap

del 22/01/2013
di: di Carla De Lellis
Rivalutazione delle pensioni, cielo grigio sull'Epap
La Corte dei conti vede nero sulle future pensioni di dottori agronomi e forestali, di attuari, chimici e geologi. La gestione finanziaria degli ultimi anni, specie per gli altri oneri finanziari e le perdite sui titoli, ha compromesso la rivalutazione dei montanti individuali dei professionisti i quali, pertanto, hanno da attendersi conseguenze dannose in termini di perdita di consistenza dei futuri assegni di pensione. Lo scrive, tra l'altro, nella determinazione 119/2012 di controllo sull'Epap (l'ente di previdenza e assistenza pluricategoriale) per gli esercizi 2010 e 2011. Nei due esercizi, spiega la corte, i risultati economici dell'attività dell'ente sono sempre di segno positivo, anche se presentano un trend molto differenziato; infatti, nell'anno 2010 il risultato è pari a 5,5 milioni di euro, mentre nell'anno 2011 si dimezza scendendo a 2,4 milioni di euro. Il miglioramento degli utili nel 2010 e 2011 (l'Epap proviene da situazioni peggiori, legate ai periodi precedenti) è determinato essenzialmente dai maggiori proventi della gestione mobiliare, passati da 16,8 milioni del 2010 a 30,3 milioni di euro nel 2011.

La gestione, però, presenta un aumento rilevante degli oneri finanziari (pari a 10,6 milioni nel 2010 e a 26,4 milioni di euro, più del doppio, nel 2011) e ingenti perdite sui titoli (che si incrementano da 5,5 milioni nel 2010 a 19,9 milioni di euro nel 2011), risultati che, per la corte, hanno influito negativamente sui risultati della gestione finanziaria tanto che e l'ente non ha potuto far fronte alla rivalutazione dei montanti individuali e del fondo pensioni, dovendo ricorrere a tal fine all'utilizzo del contributo integrativo. Nell'anno 2011, l'Epap registra il minimo storico del tasso annuo di capitalizzazione che si porta all'1,6%, rispetto all'1,8% del 2010 e al 4,7% del 2001. Circostanza questa, per la corte dei conti, da cui «conseguiranno danni notevoli alle pensioni degli iscritti». Infatti, il tasso misura il «guadagno» che ottengono nel tempo i contributi versati dai professioni (e che costituiscono il montante contributivo), al fine di far conservare agli stessi almeno lo stesso potere di acquisto di oggi rispetto a quando (tra molti anni) si andrà in pensione.

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