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Ingegneri italiani, il futuro non promette bene

del 22/01/2013
di: Ignazio Marino
Ingegneri italiani, il futuro non promette bene
Per gli ingegneri italiani il futuro è a tinte fosche. Convinti, oggi, di essere sottopagati e di avere, domani, scarse opportunità reddituali e professionali. Colpa delle liberalizzazioni? Sicuramente, ma non solo. Pesa anche un certo modo di ottenere gli incarichi professionali, ovvero tramite amicizie politiche, e lo scarso peso della categoria nelle scelte strategiche per il paese. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dal Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, attraverso la rivista Ingenio, al quale hanno risposto 13.258 professionisti. I dati sono stati diffusi nei giorni scorsi nel corso del convegno «Guidare il progresso» organizzato dall'ordine di Alessandria. Commentando i dati, il presidente del Centro Studi, Luigi Ronsivalle, ha messo in luce la convinzione della base che la crisi del comparto non troverà soluzione nel breve periodo. Se da un lato, infatti, il 75% degli intervistati ritiene che i compensi percepiti non siano adeguati, dall'altro l'88,6% del campione è convinto che il reddito nel prossimo futuro o peggiorerà (per il 31,3% sarà, infatti, in diminuzione mentre per il 13% sarà in forte diminuzione) o comunque non migliorerà (per il 44,3% sarà stazionario). Solo per l'11,2% sarà in aumento. Un pessimismo di fondo che fa il paio con la certezza diffusa che le cose non miglioreranno nemmeno nei prossimi 10 anni. Per il 41,7% degli ingegneri le opportunità di lavoro diminuiranno mentre resteranno stazionarie per il 31,9%. Un altro 11,7% non sa. Anche su questo quesito la quota degli ottimisti non supera il 15%. A sette anni di distanza dalle liberalizzazioni che hanno portato, fra le altre cose, all'abolizione dell'inderogabilità della tariffa minima, solo il 4,5% crede che queste misure abbiano favorito i giovani oppure creato nuove occasioni di lavoro. Per il 40,4%, invece, hanno ridotto la qualità delle prestazioni, per il 17,3% ridotto i redditi dei professionisti, per il 20,1% non hanno cambiato nulla. Al contrario, il 56,9% ritiene la possibilità di fare pubblicità (introdotta con le lenzuolate del 2006) utile per acquisire nuovi incarichi. Si tratta di un modo per farsi conoscere diverso dalle amicizie politiche, quest'ultime ritenute «indispensabili» per il 65,2%. In questo scenario, potrebbe essere un'opportunità andare all'estero a lavorare. Ne è convinto, infatti, il 50,3% mentre una quota minoritaria dell'8,3% lo farebbe ma solo per imprese italiane. Una trend complessivo che ha trovato d'accordo il presidente del Cni, Armando Zambrano, il quale vede nell'ingegneria italiana un'eccellenza che deve anche andare a cogliere le opportunità dove ci sono, quindi anche fuori i confini nazionali. Del resto, come ha fatto notare il numero uno dell'ente di previdenza di categoria, Paola Muratorio, la recente riforma delle professioni non ha saputo rilanciare il comparto mentre la riforma del lavoro non ha nemmeno preso in considerazione i professionisti. Il presidente dell'ordine di Alessandria, Marco Colombo, ha infine commentato: «la burocrazia spinta e le false semplificazioni hanno trasformato l'ingegnere in un firma carte che non fa più il lavoro per il quale ha studiato e si è aggiornato».

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