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La farsa della valutazione ai dipendenti p.a.

del 22/01/2013
di: La Redazione
La farsa della valutazione ai dipendenti p.a.
Sede Inps di piazza Missori a Milano, ci sono stato ieri per accompagnare la mia compagna, incinta al settimo mese di gravidanza, che doveva presentare la richiesta di maternità obbligatoria. Una procedura che avrei potuto fare tranquillamente online da casa in cinque minuti se la mia compagna avesse avuto il Pin per accedere ai servizi telematici.

Come mai non lo aveva? Semplice, la seconda parte del numero personale (necessaria a completare la prima che invece viene immediatamente rilasciata all'atto della richiesta) non le è mai stata recapitata perché per l'Istituto nazionale di previdenza lei continua a risiedere a un indirizzo (sempre all'interno del comune di Milano) dove non vive più da ormai nove anni.

E questo nonostante tutti gli altri atti e documenti ufficiali in suo possesso (carta di identità, patente, passaporto, tessera professionale, cartelle di Equitalia) rechino da tempo il nuovo indirizzo corretto.

Nel data base dell'Agenzia delle entrate in nove anni la variazione di residenza non è mai stata annotata, nonostante più volte sia stata richiesta: disservizi all'ordine del giorno, alla faccia dei proclami del ministro Patroni Griffi sul cambio di residenza «in tempo reale».

La nostra pratica è stata presa in carico da un operatore di front office molto preparato e professionale che è sembrato quasi vergognarsi per il disguido e per questo ci è venuto incontro. A norma di legge, infatti, visto che l'errore era nel data base delle Entrate, avremmo dovuto recarci lì per correggere l'inesattezza a monte e poi tornare all'Inps.

L'impiegato, mosso a compassione, ha invece rettificato subito la residenza, ha generato il Pin e ci ha invitato a recarci alle postazioni internet a disposizione degli utenti per compilare la domanda. Qui, prima si è piantato il pc, poi si è inceppata la stampante, ma alla fine siamo riusciti a completare tutto, grazie alla cortesia dell'operatore di cui sopra che ci ha evitato una nuova fila per consegnare l'originale del certificato medico.

Prima di congedarci da lui, mi è cascato l'occhio su un piccolo display touch screen posizionato accanto alla sua postazione. Sul monitor tre faccine (verde, gialla e rossa) per esprimere la customer satisfaction.

«I famosi faccini di Brunetta per il controllo qualità», ho pensato tra me e me. «Bene», gli ho detto, «sono proprio contento di darle il massimo dei voti». «Non serve a nulla», ha replicato rassegnato l'impiegato, «sono programmati per esprimere sempre insoddisfazione verso il servizio, qualunque tasto prema. Provi».

«Non posso crederci», ho ribattuto io e con mano ferma e convinta ho premuto il faccino verde. In men che non si dica, il sistema ha trasformato lo «smile» in «frown» e si è inventato pure una motivazione: «Ha espresso insoddisfazione per scarsa professionalità dell'operatore».

Non potevo credere ai miei occhi, mentre il povero impiegato, stringendosi nelle spalle mi consolava: «Non si preoccupi, siamo rassegnati al nostro destino, pensi al bimbo, alla signora e stia bene».

Metafora di questa nostra Italia, dove paga chi fa bene il proprio lavoro. Mentre quelli che sbagliano restano sempre al proprio posto.

Igor Donizetti

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