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Il redditometro: valutazione con i rattoppi

del 22/01/2013
di: di Duilio Liburdi
Il redditometro: valutazione con i rattoppi
Non sarà applicato il redditometro ai pensionati e in relazione a quelle posizioni per le quali lo scostamento è inferiore a 12 mila euro. Soprattutto in relazione a tale ultima precisazione, il senso tecnico della stessa è quella di forfetizzare un ammontare di mille euro al mese per il soddisfacimento dei bisogni primari, sterilizzando in tal modo e in via indiretta quanto per esempio può desumersi dai dati Istat. È questa l'indicazione pervenuta dall'amministrazione finanziaria con il comunicato stampa del 20 gennaio scorso e finalizzata, evidentemente, a placare le polemiche (a volte pretestuose) sull'utilizzo del nuovo redditometro. Va infatti preliminarmente ribadito, centrando l'attenzione sul nuovo strumento per come emerge dal decreto del 24 dicembre 2012, che lo stesso si pone quantomeno negli intendimenti come un elemento di maggiore precisione rispetto al passato nella individuazione degli scostamenti tra quanto il contribuente spende e quanto dichiara. Non fosse altro perché, in primo luogo, le spese vengono individuate come sommatoria secondo quanto risultante dai dati in anagrafe tributaria che, evidentemente, devono essere pure riferiti a una persona fisica.

La precisazione sui pensionati. Nel comunicato stampa si legge come i pensionati titolari della sola pensione non saranno interessati dal redditometro nuova versione. Se tale precisazione è apprezzabile, si deve ritenere che la stessa vada letta con maggiore «profondità! apparendo dunque in prima battuta applicabile a quei soggetti titolari di pensioni cosiddette minime. È evidente che questi soggetti, sempre in linea di principio, potrebbero incappare nel nuovo redditometro anche attraverso la stima delle spese Istat. Immaginando infatti che un ipotetico canone di locazione per un immobile in una zona del nordovest pesa ai fini Istat per 7-8 mila euro l'anno, il fatto che un pensionato, magari con un vecchio contratto equo canone, spenda decisamente meno poteva ingenerare l'equivoco del superamento del limite del 20%. Si ritiene però che tale presupposto di esclusione non possa valere in relazione a trattamenti pensionistici ben più elevati a fronte dei quali corrispondono dei livelli di spesa analogamente elevati. In queste ipotesi si deve ritenere che il redditometro possa tornare applicabile a fronte del verificarsi dello scostamento previsto dalla legge.

La franchigia di 12 mila euro. In relazione a tale ipotesi, non contemplata dalla norma, si deve dare atto all'amministrazione finanziaria di aver effettuato un ragionamento molto concreto. Cioè quello di forfetizzare, di fatto, una componente mensile di mille euro come stima delle spese essenziali di mantenimento non modificabile e che risulta inutile da stimare. Peraltro, in tale franchigia dovrebbero rientrare automaticamente anche le posizioni dei pensionati come prima descritte. Da un punto di vista più strettamente tecnico sono due le osservazioni che possono essere formulate: la prima attiene alla compatibilità della franchigia in questione con lo scostamento previsto dalla legge che, come noto, si attesta sul 20% rispetto a quanto dichiarato. In altri termini, laddove un contribuente dichiari 50 mila euro per un certo periodo di imposta, se dal redditometro emerge un ammontare superiore a 60 mila euro il contribuente stesso diviene un soggetto potenzialmente «accertabile». Nel momento in cui il reddito determinabile sinteticamente sia 65 mila euro, si deve comprendere se la franchigia operi o meno perché, nel primo caso, riporterebbe la posizione individuale entro la soglia di tolleranza. Su tale aspetto si deve ritenere come tale franchigia sarà valutata a seconda delle posizioni da parte degli uffici. In altri termini non pare illogico immaginare che se lo scostamento sopra delineato si manifesti per effetto di spese «effettive», difficilmente la franchigia possa operare. Se, invece, tale scostamento si manifesta per effetto di una forte rilevanza delle spese stimate, la posizione del contribuente potrebbe anche essere «stralciata» da quelle suscettibili di potenziale accertamento;

la seconda osservazione appare di carattere più tecnico. Infatti, attraverso questa affermazione, l'amministrazione finanziaria appare riprendere un concetto che già nella prassi del precedente redditometro era stato sostenuto e cioè un ponderato utilizzo dello strumento di accertamento a fronte di spese essenziali per i bisogni primari. La nuova impostazione del redditometro e l'affermazione dell'esistenza di una sorta di franchigia pari a mille euro al mese appare dunque finalizzata a sterilizzare il ruolo di quelle spese (magari proprio quelle stimate) che ogni persona normalmente sostiene per il soddisfacimento dei bisogni primari quali, appunto, il mantenimento della abitazione.

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