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Imu, agricoltori professionali senza pensieri

del 19/01/2013
di: di Ilaria Accardi
Imu, agricoltori professionali senza pensieri
I coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola (Iap) devono presentare la dichiarazione Imu solo nel caso in cui sono intervenute variazioni rispetto a quanto risulta dalle dichiarazioni Ici già presentate. A nulla rileva il fatto che il moltiplicatore per calcolare l'imposta dovuta sia diverso da quello applicato per l'Ici. È questa la risposta offerta dalla direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del dipartimento delle Finanze nella risoluzione n. 2/Df del 18 gennaio 2013 ai vari dubbi che sono stati sollevati in relazione alla scadenza dell'obbligo dichiarativo Imu fissato al prossimo 4 febbraio 2013 per gli immobili per i quali l'obbligo dichiarativo è sorto dal 1° gennaio 2012 dall'art. 13, comma 12-ter del dl 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. Salva-Italia) A dire il vero i tecnici del ministero ripercorrono la stessa strada argomentativa tracciata sia dalla legge che dal dm 30 ottobre 2012 con il quale è stato approvato il modello di dichiarazione Imu e le relative istruzioni. Infatti nella risoluzione si ricorda che il citato art. 13, comma 12-ter del dl n. 201 stabilisce che restano ferme, ai fini Imu, le dichiarazioni già presentate in materia di Ici in quanto compatibili. In buona sostanza quanto dichiarato ai fini Ici mantiene perfetta validità anche ai fini dell'obbligo dichiarativo Imu a meno che, ovviamente, non siano intervenute variazioni rispetto a quanto dichiarato ai fini Ici, o si siano verificate variazioni che non sono, comunque, conoscibili dal comune. Tale ultima precisazione si legge, del resto, nei paragrafi 1.1 e 1.3 delle istruzioni alla compilazione del modello di dichiarazione Imu dove è stato più volte ribadito che l' «obbligo dichiarativo Imu sorge solo nei casi in cui sono intervenute variazioni rispetto a quanto risulta dalle dichiarazioni Ici già presentate, nonché nei casi in cui si sono verificate variazioni che non sono, comunque, conoscibili dal comune». Da quanto esposto si ricava che i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali che hanno già dichiarato ai fini Ici tale condizione soggettiva, che continua a persistere anche in vigenza dell'Imu, non devono presentare nuovamente la dichiarazione Imu, poiché il comune è già in possesso delle informazioni necessarie per il riconoscimento delle agevolazioni previste in materia di Imu, che consistono essenzialmente:

  • nella possibilità di calcolare il valore dei terreni applicando all'ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25 % ai sensi dell'art. 3, comma 51, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, un moltiplicatore pari 110, come dispone il comma 5 dell'art. 13 del dl n. 201 del 2011;

  • nel particolare calcolo agevolato previsto dal successivo comma 8-bis, in base al quale i suddetti terreni agricoli sono soggetti all'imposta limitatamente alla parte di valore eccedente euro 6 mila e con le seguenti riduzioni

    a) del 70% dell'imposta gravante sulla parte di valore eccedente i predetti euro 6 mila e fino a euro 15.500;

    b) del 50% dell'imposta gravante sulla parte di valore eccedente euro 15.500 e fino a euro 25.500;

    c) del 25% dell'imposta gravante sulla parte di valore eccedente euro 25.500 e fino a euro 32 mila.

    Si legge nella risoluzione che «è solo in quest'ottica che deve essere letta la precisazione contenuta nelle istruzioni al predetto paragrafo 1.3, nella parte in cui, relativamente ai terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola (Iap), prevede che «le riduzioni vanno dichiarate sia nel caso in cui si acquista sia in quello in cui si perde il relativo diritto». Naturalmente queste stesse considerazioni sono valide anche ai fini dell'obbligo di presentazione della dichiarazione Imu gravante sulle società Iap per l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 13, comma 2, del dl n. 201 del 2011, che individua nei coltivatori diretti e negli imprenditori agricoli professionali di cui all'art. 1 del dlgs 29 marzo 2004, n. 99, iscritti nella previdenza agricola, i soggetti richiamati dall'art. 2 del dlgs 30 dicembre 1992, n. 504, il quale stabilisce che i terreni da loro posseduti e condotti sui quali persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all'allevamento di animali, non sono considerati fabbricabili.

    Nella nota si ribadisce, infine, che l'obbligo non può certo scattare per la semplice variazione del moltiplicatore, che rappresenta solo un parametro valido ai fini della determinazione dell'imposta. Sostenere il contrario varrebbe ad imporre un obbligo dichiarativo generalizzato per tutte le fattispecie per le quali è stata la legge a modificare il moltiplicatore.

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