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Cartelle pazze, rischiano gli enti poco solerti

del 18/01/2013
di: La Redazione
Cartelle pazze, rischiano gli enti poco solerti
La nuova disciplina contro le cartelle pazze manda in soffitta la direttiva «antiburocrazia» di Equitalia. Ma le cose cambiano a favore del contribuente. Ciò che prima era una procedura amministrativa interna alla società che gestisce la riscossione ha oggi valenza normativa. Aumentano, al contempo, i rischi per le casse degli enti impositori poco virtuosi, cioè lenti nell'approfondire le ragioni di imprese e cittadini. La Direzione centrale strategie di riscossione di Equitalia spa, con la direttiva di gruppo n. 2/2013, ha fornito ai tre agenti territoriali i primi chiarimenti operativi riguardo alle previsioni della legge di stabilità (si veda ItaliaOggi di ieri). L'articolo 1, commi 537-543 della legge n. 228/2012, infatti, ha inglobato il ddl che puntava a rafforzare la tutela dei debitori raggiunti da cartelle di pagamento sbagliate. Gli uffici di Equitalia devono sospendere immediatamente ogni azione di recupero di somme che il contribuente dichiara essere non dovute. Sarà poi l'ente creditore a dover verificare il buon diritto o meno del debitore. Ma in caso di inerzia, dopo 220 giorni dalla presentazione dell'istanza, la pretesa sarà annullata di diritto. Un meccanismo che amplifica e non di poco il «patto di correttezza e trasparenza con i contribuenti» che la stessa Equitalia si era data nel maggio 2010 con la direttiva n. 10/2010. Quest'ultima ha introdotto la facoltà di sospendere l'azione di incasso in presenza di un'apposita dichiarazione del debitore (accompagnata da idonea documentazione). Oggi i contenuti della direttiva cosiddetta «antiburocrazia» «devono intendersi superati dall'entrata in vigore della nuova disciplina», rilevano le recenti istruzioni della capogruppo. E vi sono alcune rilevanti differenze rispetto al passato.

Obbligatorietà. Dal 1° gennaio 2013 i concessionari per la riscossione sono tenuti per legge a sospendere la riscossione, a fronte della richiesta del debitore. Finora ciò costituiva solo una prassi amministrativa, che concedeva comunque maggiore discrezionalità agli uffici.

Casistiche. Crescono le fattispecie contemplate tra quelle che danno diritto, per il debitore, a vedersi riconosciuta la sospensione. La direttiva n. 10/2010 indicava i provvedimenti di sgravio, di sospensione amministrativa o giudiziale, la presenza di sentenze pro-contribuente o di un pagamento già effettuato. Oltre a queste ipotesi, ora il soggetto raggiunto dalla cartella può invocare anche la prescrizione o decadenza della pretesa (intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è stato reso esecutivo), nonché «qualsiasi altra causa di non esigibilità del debito sotteso», specifica il comma 538, lettera f) della legge di stabilità.

Modalità di presentazione. La legge n. 228/2012, ricalcando un emendamento all'originario ddl approvato in commissione finanze al senato, ha pure ammesso la presentazione dell'istanza di sospensione tramite posta elettronica certificata. Le domande potranno quindi essere depositate presso gli sportelli, oppure viaggiare via posta, fax, e-mail semplice e Pec.

Termine di presentazione. Prima la richiesta di sospensione poteva essere avanzata in qualsiasi momento della procedure cautelare e/o esecutiva. Oggi il contribuente deve inoltrare l'istanza entro 90 giorni dalla notifica, da parte di Equitalia, del primo atto di riscossione.

Corsa contro il tempo per gli enti. Disposizioni normative ad hoc pure riguardo alle tempistiche del processo di riesame della cartella apparentemente «pazza». Finora la direttiva n. 10/2010 prevedeva che l'ufficio di Equitalia, ricevuta la documentazione e sospesa la riscossione, doveva trasmettere il fascicolo all'ente creditore entro 10 giorni. Da lì in poi, però, non vi erano scadenze: se anche la risposta giungeva dopo uno o due anni (per esempio quella di un comune relativamente ad alcune multe stradali che il contribuente sosteneva di aver già pagato), l'intero procedimento rimaneva nel limbo, per poi riattivarsi o cessare definitivamente. Oggi il termine massimo è invece fissato a 220 giorni. Qualora entro sette mesi l'ente creditore non fornisca una risposta al contribuente, la pretesa decade ex lege. E poiché spesso i sistemi informativi delle varie p.a. fanno fatica a «parlarsi», nei casi meno virtuosi la deadline potrebbe risultare stretta.

Sanzioni. Per evitare abusi di queste misure che vanno senz'altro a favore dei contribuenti, la normativa contro le cartelle pazze ha previsto un deterrente aggiuntivo. Oltre alla responsabilità penale, il debitore che per accedere alla sospensione produce documentazione falsa andrà incontro a una sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell'importo dovuto (con un minimo di 258 euro). Tale aggravio, rileva la direttiva n. 2/2013 di Equitalia, «ad un primo esame appare non avere natura tributaria». La sua irrogazione, quindi, «non compete all'agente della riscossione».

Valerio Stroppa

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