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Accertamento sintetico, il redditometro serra i ranghi

del 18/01/2013
di: di Andrea Bongi
Accertamento sintetico, il redditometro serra i ranghi
Nuovo redditometro: no all'utilizzo retroattivo in chiave difensiva e linea dura sui beni ad uso promiscuo di imprenditori e professionisti. Sono queste, in estrema sintesi, le principali risposte fornite dall'Agenzia delle entrate in tema di nuovo accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche durante il Videoforum 2013 organizzato ieri da ItaliaOggi.

Il nuovo redditometro non potrà essere utilizzato in chiave difensiva per gli accertamenti precedenti all'anno 2009. Stessa sorte per i responsi del Redditest che l'Agenzia delle entrate definisce come uno strumento esclusivamente di autodiagnosi e orientamento per il contribuente.

Per quanto attiene invece ai beni e servizi non esclusivamente ed effettivamente utilizzati nell'attività d'impresa o di lavoro autonomo gli stessi rileveranno ai fini del redditometro per la parte non riferibile al reddito professionale o d'impresa, cioè per la parte non fiscalmente deducibile.

Secondo le Entrate dunque i risultati del nuovo redditometro, qualora più favorevoli al contribuente, non sono utilizzabili retroattivamente per la difesa da accertamenti «vecchio stile». La risposta, abbastanza scontata per la verità, conferma che, almeno secondo l'amministrazione finanziaria, il nuovo redditometro non costituisce quella versione evoluta dello strumento di accertamento come tale utilizzabile in chiave retroattiva come ormai generalmente riconosciuto per le versioni evolute degli studi di settore.

Il ragionamento di fondo resta tuttavia valido. Se il redditometro 2.0 costituisce una evoluzione del vecchio strumento di accertamento, e tutti gli elementi oggi conosciuti vanno in tale direzione, è altrettanto evidente che prima o poi l'amministrazione finanziaria, indotta magari da qualche pronuncia della giurisprudenza tributaria, dovrà arrendersi all'utilizzo dello stesso in chiave difensiva sugli esercizi pregressi.

Smorzata, se non del tutto disconosciuta, anche qualsiasi valenza difensiva attribuibile alle risultanze del Redditest. Secondo le Entrate infatti, «il Redditest è esclusivamente uno strumento di autodiagnosi e orientamento per il contribuente nel quale lo stesso inserisce tutti i dati relativi alle spese sostenute dalla sua famiglia al fine di orientarsi circa la coerenza del proprio reddito familiare rispetto alle spese sostenute».

Stante il contenuto della risposta fornita ieri dall'Agenzia delle entrate resta da chiedersi quale sia l'utilità e valenza reale dei responsi del software di autodiagnosi messo a punto dall'amministrazione finanziaria e presentato alla stampa lo scorso 20 novembre.

Vita dura per i contribuenti anche per quanto attiene alle spese afferenti i beni e i servizi utilizzati promiscuamente per l'attività d'impresa o di lavoro autonomo. Mentre quelli relativi a beni e servizi utilizzati esclusivamente nell'attività imprenditoriale o professionale secondo il decreto del 24 dicembre scorso non si considerano ai fini del redditometro, sempre che tale circostanza risulti da «idonea documentazione», quelli ad utilizzo promiscuo concorrono all'accertamento sintetico «per la parte non riferibile al reddito professionale o d'impresa ovvero per la quota parte di spesa non fiscalmente deducibile».

Nel caso delle autovetture, ad esempio, tenuto conto dei nuovi limiti di deducibilità introdotti dalla legge di stabilità per il 2013 (legge n.228 del 2012) i costi di acquisto e mantenimento concorreranno alla determinazione sintetica del reddito di imprenditori e professionisti in misura pari all'80% degli stessi.

Tutto ciò a meno che il contribuente non riesca a dimostrare che tali beni concorrono in misura diversa da quella fiscalmente deducibile alla determinazione del reddito d'impresa o di lavoro autonomo. Circostanza quest'ultima che, seppur rinvenibile dal tenore della risposta fornita dalle Entrate durante il Videoforum di ieri, risulta difficilmente dimostrabile dal contribuente.

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