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Numero chiuso a medicina, si aprono le crepe

del 17/01/2013
di: Simona D'Alessio
Numero chiuso a medicina, si aprono le crepe
Si aprono le crepe sul numero chiuso per l'accesso a Medicina. E dopo le recenti ordinanze del Tar del Lazio che hanno ammesso con riserva alcuni aspiranti «camici bianchi» esclusi (il loro punteggio, insufficiente secondo l'ateneo di una determinata città, sarebbe, invece, bastato per entrare in un altro, sempre sul nostro territorio nazionale), si attende la Corte costituzionale stabilisca se è legittimo, o meno, il sistema delle graduatorie locali per il test d'ingresso. L'udienza presso la Consulta «non è stata ancora fissata», ma gli avvocati che hanno presentato i ricorsi, Santi Delia e Michele Bonetti, esprimono un moderato ottimismo. La vicenda, ricorda uno dei legali in un colloquio con ItaliaOggi, «è arrivata al culmine con l'ordinanza, che definisco «capostipite», emessa dal Tar del Lazio il 19 dicembre 2012 e depositata due giorni dopo, cui sono seguiti altri pronunciamenti dello stesso tenore il 10 gennaio 2013, nella quale si sottolinea una disparità nella modalità di scelta da parte delle sedi universitarie. E si decide l'ammissione «con riserva e in soprannumero» di tre giovani ricorrenti alla facoltà di Medicina e chirurgia di Messina. In sintesi», argomenta, «viene detto alle studentesse di continuare a prepararsi per seguire i corsi». Nel testo si cita, inoltre, una precedente decisione del Consiglio di stato (ordinanza n. 3541 del 18 giugno 2012) che sulla «mancata graduazione dei candidati a livello nazionale» ha ritenuto «non manifestamente infondata la relativa questione di costituzionalità», poiché la prova d'esame è stata effettuata in tutta Italia servendosi di uno stesso test, ma con selezioni locali. «Il test è unico, unica deve essere la graduatoria, perché soltanto così il merito degli studenti potrà essere premiato in maniera netta in qualunque zona del paese» aggiunge Delia, spiegando come dopo che il Consiglio di stato ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale il ministero dell'Istruzione «ha tentato di mettere la toppa, il 28 giugno scorso, definendo delle graduatorie aggregate, unendo le università su base territoriale. Ad esempio, nel caso dell'ordinanza del 21 dicembre, si mettono insieme Palermo, Messina, Catania e Catanzaro». Accorpamento che, insiste l'avvocato, «non fa cambiare il risultato, in quanto permangono differenze di valutazione che consentono a qualcuno di entrare in facoltà, e ad altri di esserne tagliati fuori, sebbene in un'altra regione avrebbero potuto col punteggio ottenuto accedere regolarmente ai corsi per diventare medico».

In attesa che la Consulta si pronunci, Walter Mazzucco, presidente del segretariato italiano giovani medici (Sigm), sottolinea come, «pur condividendo lo spirito dei giudici amministrativi, che hanno evidenziato il tratto discriminante dell'attuale modalità di selezione tra le differenti sedi universitarie, riteniamo che non sia opportuno mettere in discussione l'intero impianto dell'accesso programmato a Medicina». Il meccanismo del numero chiuso, conclude, «è presupposto essenziale per garantire gli standard formativi richiesti e, pertanto, va salvaguardato e tutelato».

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