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Rimborso Irap all'avvocato che lavora per conto terzi

del 10/01/2013
di: Debora Alberici
Rimborso Irap all'avvocato che lavora per conto terzi
Ha diritto al rimborso dell'Irap l'avvocato che svolge attività per conto di uno studio associato anche se ha investito 10 mila euro all'anno in beni strumentali.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 382 del 9 gennaio 2012, ha accolto il ricorso di un professionista, ribaltando la decisione della Ctr di Milano.

«Occorre premettere», hanno motivato i Supremi giudici, «che il giudice di merito ha accertato che l'avvocato non faceva parte di uno studio associato ma soltanto svolgeva attività per conto di uno studio associato. Ha però ritenuto che il contribuente disponesse di una propria autonoma struttura sufficientemente articolata e complessa da determinare la soggezione ad Irap. A tal fine il giudice di merito ha ritenuto sufficiente per la sottoposizione a imposta l'esistenza spese per 8.869, cifra che non appare però adeguata a determinare l'esistenza di una struttura organizzata che possa cagionare un significativo maggior reddito del contribuente. Specie se si tiene conto che non compaiono esborsi per personale dipendente; mentre oltre 2.000 euro sono stati spesi per prestazioni alberghiere».

Con una motivazione breve, i giudici con l'Ermellino hanno ritenuto infondato il motivo dell'Agenzia delle entrate. Infatti, si legge nell'unico passaggio dell'ordinanza, «la presuntione hominis secondo cui la sussistenza di uno studio associato costituisce indizio della esistenza di una stabile organizzazione ai fini Irap costituisce, appunto, una presunzione che può essere superata con adeguata motivazione; così come accaduto nel caso di specie in cui il giudice di merito ha evidenziato la assenza di personale dipendente e la esiguità delle spese per beni strumentali».

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