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Il datore deve pagare, linea dura contro il sommerso

del 10/01/2013
di: di Daniele Cirioli
Il datore deve pagare, linea dura contro il sommerso
Ufficiali giudiziari in campo nella lotta al lavoro nero. Il ministero del lavoro ha infatti disposto che gli ispettori, qualora accertino rapporti di lavoro sommersi, quantifichino i crediti dei lavoratori irregolari, intimandone il pagamento al datore di lavoro mediante la diffida accertativa. Che in assenza di adempimento costituisce titolo per l'esecuzione forzata. La novità è prevista nella circolare n. 1/2013.

Controlli più incisivi. Quello che chiede il ministero è una maggiore incisività nei controlli e in particolare nel garantire ai lavoratori una procedura spedita per avere soddisfatti i propri crediti di lavoro. A tal fine, spiega, gli ispettori dispongono del rimedio amministrativo che dà loro potere di ordinare il soddisfacimento degli interessi patrimoniali dei lavoratori a scapito dei datori di lavoro. Il nuovo procedimento, che è appunto la diffida accertativa, opera praticamente come la riscossione a ruolo: l'atto accertativo dell'ispettore costituisce il titolo che dà diritto a una parte (lavoratore) di riscuotere somme presso un debitore (datore di lavoro), con l'assistenza della garanzia accessoria dell'esecutività forzata in mancanza di adempimento.

Quando e quali crediti. Sul piano operativo, il ministero offre una griglia (si veda tabella) con le ipotesi di crediti diffidabili e non diffidabili. Cinque le categorie. La prima riguarda i crediti retributivi da omesso pagamento. In tal caso l'adozione della diffida non presenta problemi, perché la violazione consiste in un ritardo negli adempimenti. L'ispettore, perciò, deve fare mere operazioni aritmetiche per quantificare il credito dei lavoratori, usando gli stessi dati presenti nei documenti del lavoro in possesso del datore di lavoro. La seconda categoria è quella dei crediti di tipo indennitario, maggiorazioni, tfr, per i quali il ministero fa valere lo stesso discorso (per esempio, accertamento di un credito per lavoro festivo, lavoro notturno, mancate ferie). La terza categoria è quella delle retribuzioni di risultato, dei premi di produzione. Si tratta di crediti connessi a elementi non predeterminati o legati a particolari scelte di merito del datore di lavoro (si pensi, ad esempio, ai premi di produzione o alle promozioni) per le quali, dunque, l'ispettore non dispone di tutti gli elementi utili a quantificare il credito dei lavoratori. Pertanto, in questi casi, il ministero stabilisce di non adottare la diffida, poiché l'ispettore potrebbe sfociare in scelte discrezionali a lui precluse. Lo stesso vale per la quarta categoria, quella dei crediti retributivi per un non corretto inquadramento del contratto di lavoro. Il ministero ritiene preferibile non adottare la diffida attesa la necessità di dover procedere a una diversa qualificazione del rapporto di lavoro rispetto a quella fissata tra le parti (datore di lavoro e lavoratore), operazione che spetta soltanto al giudice. Infine l'ultima categoria è quella dei crediti da demansionamento o da mancata applicazione dei minimi retributivi, in ossequio all'articolo 36 della Costituzione, ovvero derivanti dall'accertamento di lavoro sommerso. Per il ministero è il campo specifico di operatività della diffida. Dove cioè la possibilità per l'ispettore di adottarla «trae fondamento dalle enunciazioni di scopo», ossia la «tutela degli obblighi giuridici per cosi dire privatistici legati allo svolgimento del rapporto di lavoro». Pertanto, stabilisce che gli ispettori devono completare sempre il verbale unico di accertamento con la diffida accertativa delle somme quantificate come dovute ai lavoratori in nero.

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