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Accertamento d'imposta: estesi gli effetti del giudicato

del 09/01/2013
di: di Debora Alberici
Accertamento d'imposta: estesi gli effetti del giudicato
Estesi gli effetti del giudicato esterno nel processo tributario. È infatti nullo l'accertamento dell'imposta di registro se il contribuente condebitore ha già impugnato l'atto impositivo a lui recapitato ottenendone l'annullamento.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 276 dell'8 gennaio 2012, ha accolto il ricorso della comproprietaria di una casa, dichiarando la nullità dell'accertamento dell'imposta di registro sulla base del verdetto della ctr pronunciato nella causa iniziata da un altro comproprietario dell'appartamento.

La decisione della sezione tributari della Suprema corte risponde al principio generale per cui il giudicato va assimilato agli elementi normativi, la cui interpretazione va effettuata alla stregua dell'esegesi delle norme, e la relativa prova, ove lo stesso si sia formato dopo il deposito del ricorso per Cassazione, può anche essere fornita nel corso del giudizio di legittimità e fino all'udienza di discussione, e deve essere rilevata anche d'ufficio, ancor quando nel rispetto del principio del contraddittorio. Fra l'altro, spiega ancora Piazza Cavour, nel processo tributario, il giudice del gravame non può trascurare, ma deve apprezzare ai fini della formazione del suo convincimento, anche gli elementi di prova desumibili dai documenti che la parte abbia allegato al processo mediante produzione per la prima volta in sede d'impugnazione. Fra l'altro, ricorda Piazza Cavour, nell'ipotesi di più soggetti debitori in solido della stessa imposta, uno dei quali soltanto abbia impugnato l'avviso di accertamento, «la definitività di detto accertamento nei confronti del debitore inerte non preclude a quest'ultimo di avvalersi del giudicato riduttivo di quel valore formatosi in favore del debitore più solerte e quindi di impugnare l'avviso di liquidazione dell'imposta che non abbia tenuto conto di tale giudicato, sempre che le ragioni che hanno determinato il giudicato più favorevole non siano personali al condebitore diligente e che l'interessato non abbia provveduto al pagamento dell'imposta, consumando così la facoltà di far valere l'eccezione». Anche la Procura generale del Palazzaccio ha chiesto in udienza che il ricorso del contribuente fosse accolto.

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