Consulenza o Preventivo Gratuito

L'evoluzione: il nuovo redditometro pronto da subito

del 09/01/2013
di: di Maurizio Tozzi
L'evoluzione: il nuovo redditometro pronto da subito
La nuova versione del redditometro rappresenta, di fatto, una sorta di evoluzione (alla stregua di quanto accade negli studi di settore) del vecchio strumento di ricalcolo. Richiederne l'applicazione in luogo del vecchio potrebbe risultare utile. Si pensi, ad esempio, all'assenza nel vecchio redditometro di un minimo di distinzione in ordine alle condizioni familiari del soggetto sottoposto a controllo. Negli accertamenti fino a tutto il 2008 il possesso di un auto di grossa cilindrata determina lo stesso reddito sia nei confronti del single, magari «bamboccione» che ancora vive con i genitori, sia nei confronti di colui che ha moglie e tre figli a carico. Inutile perdere tempo nel dire che il single, probabilmente, spende tutto nell'auto perché non ha alcun interesse al risparmio, mentre chi ha famiglia ha una percezione della propensione al risparmio (e di converso, all'investimento), ben diversa per cui l'equazione «auto di lusso/redditi» può avere un maggior senso.

Ma è soprattutto sulla disponibilità di beni e servizi che il vecchio redditometro doveva essere (e lo è stato sensibilmente) riformato. La modalità di ricalcolo del reddito utilizzabile ancora fino al 2008, fondata su un vecchio dm del lontano 1992, rappresenta uno spaccato del concetto di «ricchezza» ormai superato. È sufficiente pensare alla valenza attribuita ai mutui, rapportati a prezzi della casa ancora contenuti che invece negli anni 2000 sono letteralmente esplosi. Se nel corso degli anni 1990 la prospettiva di un mutuo era di ripagarlo in massimo 20 anni, oggi è pacifico contrarre un mutuo almeno trentennale. Peraltro, con prezzi degli immobili raddoppiati, se nel passato era lecito presupporre un impegno della propria ricchezza per pagare il mutuo nella misura del 25/40%, oggi molte famiglia impegnano anche il 50/60% (se non di più), in tale spesa primaria. Il vecchio redditometro utilizza uno strano meccanismo di valorizzazione del mutuo pagato. Di fatto, l'importo del mutuo annuo viene sommato al valore di base dell'immobile e moltiplicato per un determinato coefficiente, pari al valore 3 o addirittura 4: in sostanza, in presenza di un mutuo pagato di 12 mila euro e un valore di base dell'immobile pari a 3 mila, il redditometro può addirittura stimare un reddito potenziale di 60 mila euro, valore assolutamente non attuale. Ed ecco sul punto l'importante novità della tabella A richiamata: il mutuo non è abbinato ad alcun elemento induttivo di ricostruzione reddituale. In tale direzione pesa solo ed esclusivamente l'importo di spesa sostenuto dal contribuente, mentre nessun coefficiente di ricalcolo è applicato. Nell'esempio, dunque, il mutuo a partire dal 2009 vale redditualmente 12 mila euro, mentre solo per le altre spese riferite all'immobile si considerano, eventualmente, i dati Istat (con un risultato complessivo, però, assolutamente più contenuto e realistico). Dal che deriva che se nell'accertamento 2007/2008 a pesare in maniera significativa è l'impatto del mutuo, in presenza di un contribuente che invece potrebbe ragionevolmente dimostrare di avere occorrenze economiche/reddituali per poter pagare il mutuo e comunque condurre/gestire la propria vita quotidiana, diventa fondamentale, per supportare la tesi difensiva, la modifica introdotta dalla citata tabella A del dm 24 dicembre 2012.

Lo stesso dicasi per altri parametri, quale ad esempio quello riferito alle assicurazioni (diverse da quelle sulla vita). Continuare a ritenere valido un moltiplicatore «10» per le assicurazioni contratte è assolutamente assurdo e a sostenere implicitamente tale conclusione è sempre la citata tabella A, che anche per dette spese elimina qualsiasi ricostruzione induttiva: dunque il coefficiente 10 è, di fatto, superato. Ed ancora medesime osservazioni possono farsi per baby sitter e badanti: nel 1992 forse potevano rappresentare un lusso, oggi sono praticamente indispensabili, tant'è che non esiste più un ricalcolo induttivo, essendo rilevante solo la spesa effettivamente sostenuta.

Infine un'importante novità riguarda i cavalli: la tabella A ridimensiona notevolmente il relativo impatto reddituale, che al massimo può essere pari a 3.650 euro in caso di «cavallo a pensione». Tireranno pertanto un sospiro di sollievo i tanti appassionati che sulla base del vecchio redditometro hanno creduto di possedere Varenne.

© Riproduzione riservata

vota